Qual è «la vera storia dei rapporti tra la Chiesa e il nazismo»? Luciano Garibaldi, giornalista e storico fa ordine nella spinosa materia con «O la croce o la svastica» (Lindau, pp. 200, euro 16,50). Uno dei capitoli raccoglie testimonianze della resistenza antinazista di alcune donne cattoliche. Da Margarethe Sommer, la berlinese che informava i vescovi sulla Shoah, a madre Matylda Getter, che nascose 2500 bambini ebrei di Varsavia: l’«altra metà» della lotta antinazista cattolica.
Nella storia delle iniziative cattoliche per attenuare le conseguenze della persecuzione antiebraica giganteggiano alcune figure femminili: donne che, per servire la loro profonda fede in Cristo, sfidarono la morte pur di contrastare la follia antisemita del regime nazista.
La figura probabilmente più luminosa resta Margarethe Sommer, berlinese, che iniziò, poco più che trentenne, la sua battaglia come sostenitrice del canonico Bernhard Lichtenberg, parroco di Santa Edvige, la più importante chiesa cattolica della capitale tedesca. Già a metà degli anni ’30 monsignor Lichtenberg aveva dato vita allo Hilfswerk beim Ordinariat Berlin («Opera di soccorso presso la Diocesi di Berlino»), con il preciso scopo di fornire assistenza ai ben 190 mila ebrei (40 mila dei quali convertiti al cattolicesimo) residenti in città. Il vescovo di Berlino Konrad von Preysing, che non farà mai mistero della sua avversione al nazismo, affidò alla Sommer la direzione della Hilfswerk . Da quel momento, la Sommer si prodigò per mettere in salvo – con visti per l’emigrazione o ricoveri in case tenute da religiosi – migliaia di ebrei sia osservanti (più del 50%), sia convertiti al cattolicesimo o al protestantesimo.
Margarethe aveva iniziato la sua attività a Santa Edvige cercando di proteggere i «cittadini non produttivi » (dementi, affetti da malattie inguaribili, vittime dell’Alzheimer) dai medici assassini dell’Ispettorato per la Salute, il famigerato T4.
Nel febbraio 1942 sarà lei a fornire ai vescovi tedeschi un rapporto completo sul massacro di Kovno, avvenuto nell’estate del 1941, il primo sterminio di massa degli ebrei. In quella località polacca furono assassinati più di 18 mila ebrei, tra cui cinquemila bambini.
Quando, nell’ottobre di quello stesso 1942, ventimila ebrei di Vienna e di Berlino vennero deportati nel ghetto di Lódz, fu ancora Margarethe Sommer a ricostruire la sorte che era stata riservata a quegli sventurati. Questi rapporti spinsero le autorità ecclesiastiche della Germania ad attivarsi per nascondere o aiutare a fuggire il maggior numero possibile di famiglie ebraiche. Vi fu anche un tentativo del vescovo Von Preysing di presentare al governo una petizione in favore degli ebrei, firmata da tutti i vescovi tedeschi. La redazione del testo fu affidata alla Sommer, che stese un documento esemplare, colmo di sdegno per le condizioni disumane nelle quali i perseguitati erano costretti a vivere in attesa della morte. (vedi ARTICOLO INTERO)
(Luciano Garibaldi, Donne cattoliche contro Hitler, Avvenire 17.11.2009)

