La fede dei semplici

Pubblicato gennaio 22, 2012 di renatofeletti
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Qualche anno fa un parroco di Sottomarina chiese ad una anziana signora di scrivere, come era capace, che cosa era la fede per lei e la signora consegnò qualche giorno dopo alcune righe …

«La fede per me è vivere la vita di ogni giorno con la piena fiducia nel Signore, con la preghiera quotidiana … con onestà e lealtà nei rapporti pubblici e privati. Infatti, lungo il cammino dei miei 92 anni, la fede mi ha sempre sostenuto: nella giovinezza, nella vita matrimoniale e, spero, fino al punto della mia ultima ora di questa vita terrena. Gesù Cristo lo sento come amico, fratello e padre, perché quando prego, quando faccio la S. Comunione, quando ho l’occasione di fare qualche visita eucaristica, ho sempre tanto da dire a Gesù… di mettere nelle sue mani tutte le mie preoccupazioni e le gioie della mia famiglia».

( Da una memoria scritta di Boscolo Salute Sassariolo)

La nostra vera gloria

Pubblicato dicembre 31, 2011 di renatofeletti
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Da duemila anni, atei, santi o peccatori, ci volgiamo all’umile giaciglio su cui riposa quel Bimbo, circondato dall’affetto premuroso di Maria e di Giuseppe e riscaldato da povera paglia, dal calore del bue e dell’asinello. Il mondo si ferma, almeno per qualche istante, e trattiene il respiro dinanzi al mistero del Presepe. Ma poi riprende il suo abituale cammino, la sua danza, la sua triste “via crucis” quotidiana. …
Noi … non possiamo accontentarci appena di una tappa fugace a Betlemme. Dalla Madre del Signore vorremmo piuttosto imparare a sostare lungamente, con il cuore, e trattenerci in adorazione dinanzi al miracolo di Gesù, vivo e presente in mezzo a noi. … Desideriamo lasciarci attraversare da quella grazia che, sola, ridona speranza e conforta, e infonde l’infantile entusiasmo di ripartire, ridando gusto e sapore alla vita….
Anche in questa epoca, devastata, sazia, incerta, ricca e disperata, il Regno di Dio continua a operare. Quel celeste Bambino sorride, anche oggi, nel cuore di chi vive nella sua Grazia. Dal Cielo continua a intercedere per noi presso il Padre …
Come è bella la Chiesa, quando è una vera “Casa di preghiera”! Come è bella la Chiesa,… nella multiforme assemblea che si raduna in festa, per celebrare i misteri della vita, della morte e della gloria del suo Signore! Come è bella la Chiesa, famiglia dei credenti, che professano la loro fede e sanno portare ancora al mondo la “santa poesia” del Natale e la luce del Cristo Risorto!
La nostra vera gloria è la povertà e la essenzialità di Betlemme, l’umiltà e il silenzio di Nazaret, il solenne trionfo della Croce. La vera gloria sono le nostre pene, offerte con amore; è la fatica di pregare, quando incombono lo scoraggiamento, la tiepidezza e la stanchezza. La vera gloria è la fatica di perdonare; la vera regalità è il dominio di se stessi, è servizio, è pazienza, è mitezza, è misericordia.
Sia questo l’augurio più bello …. il cammino che prosegue, ogni giorno, con fatica ma con santa pazienza e con cristiana speranza, sorretto dalla “compagnia” della Chiesa, dalla intercessione dei Santi, verso la Gerusalemme del Cielo.

(P. Mario Piatti, Lo stupore del Natale di Cristo, www.zenit.org 25.12.2011)

Il Natale, Santo Stefano e la carità

Pubblicato dicembre 26, 2011 di renatofeletti
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«Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri infatti il nostro Re, rivestito della nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato, uscendo dalla tenda del corpo, è entrato trionfante nel cielo.
Il nostro Re, l’Altissimo, venne per noi umile, ma non poté venire a mani vuote; infatti portò un grande dono ai suoi soldati, con cui non solo li arricchì abbondantemente, ma nello stesso tempo li ha rinvigoriti perché combattessero con forza invitta. Portò il dono della carità, che conduce gli uomini alla comunione con Dio.
La carità, dunque, che fece scendere Cristo dal cielo sulla terra, innalzò Stefano dalla terra al cielo. La carità che fu prima nel Re, rifulse poi nel soldato.
Stefano quindi per meritare la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità e con essa vinceva dovunque. Per mezzo della carità non cedette ai Giudei che infierivano contro di lui; per la carità verso il prossimo pregò per quanti lo lapidavano. Con la carità confutava gli erranti perché si ravvedessero; con la carità pregava per i lapidatori perché non fossero puniti.
La carità dunque è la sorgente e l’origine di tutti i beni, ottima difesa, via che conduce al cielo. Colui che cammina nella carità non può errare, né aver timore. Essa guida, essa protegge, essa fa arrivare al termine.
Perciò, fratelli, poiché Cristo ci ha dato la scala della carità, per mezzo della quale ogni cristiano può giungere al cielo, conservate vigorosamente integra la carità, dimostratevela a vicenda e crescete continuamente in essa».

(San Fulgenzio di Ruspe, Discorsi, 3,1-3. 5-6; CCL 91 A,905-909)


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