Archivio per marzo 2010

“Copiare” Gesù

marzo 30, 2010

Un cinese, in carcere in Italia per gravi reati, si converte, chiede di ricevere il battesimo e scrive ad altri amici carcerati questa lettera:

«Carissimi amici, ho visto che questa strada che mi prepara al battesimo è la scelta più grande che abbia mai fatto nella vita. Da quel momento la mia vita ha trovato un senso e credo che su questa strada (la mia vita) sarà sempre più certa. Da quando la sto seguendo mi sono accorto di come mi sta cambiando anche il carattere. Per esempio, una volta ero molto nervoso e scattavo subito quando qualcosa non andava o mi dava fastidio e invece adesso mi trovo a essere molto calmo e sereno di fronte alle cose che succedono perché nella mia mente Gesù mi corregge e mi mostra come devo vivere e dove devo andare. Il vangelo di Marco, che ha scritto la storia di Gesù, e che sto leggendo, mi è piaciuto molto e mi ha colpito quello che fa Gesù e come tratta le cose e le persone. E così mi trovo a “copiare” quello che faceva Gesù nel superare le difficoltà e nell’affrontare le cose. Io non posso fare i miracoli, perché li fa solo Lui, ma vedo che Lui li sta facendo per me e per voi. Ringrazio Dio che mi dà una seconda vita, perché per quello che ho fatto avrei dovuto essere rimandato in Cina e lì rischiavo la pena di morte. Ma Gesù mi ha salvato facendomi rimanere qui. Come nome cristiano ho scelto il nome di Andrea, perché è uno dei primi due che hanno incontrato Gesù e l’hanno seguito. Voglio salutare tutti e vi assicuro che prego per voi perché possiate superare tutte le difficoltà e uscire dal carcere quanto prima possibile. E sono sicuro che il Signore mi ascolta …»

(Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón, http://www.clonline.org, 24.03.2010)

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La fede di Fëdor

marzo 22, 2010

Fëdor Dostoevskij (1821-1881) , scrittore capace di indagare la profondità dei sentimenti e di dar voce alle lacerazioni e alle attese del cuore umano, ad un certo momento della sua vita perse di vista Gesù Cristo: il dubbio, caratteristico della sua epoca, gettò una coltre di nebbia sulla sua fede. Dostoevskij si sentì smarrito. Però non si rassegnò a vivere senza Gesù Cristo; e continuò a cercare fino a quando poté esclamare con la soddisfazione di chi ha scalato una montagna:

“Sono un figlio del secolo, un figlio della mancanza di fede e del dubbio quotidiani e lo sono fino al midollo. Quanti crudeli tormenti mi è costato e mi costa tuttora quel desiderio della fede che nell’anima mia è tanto più forte quanto più sono presenti in me motivazioni contrarie! Tuttavia, Dio talvolta mi manda momenti nei quali mi sento assolutamente in pace. In tali momenti io ho dato forma in me ad un simbolo di fede nel quale tutto per me è chiaro e santo. Questo simbolo è molto semplice, eccolo: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo e con fervido amore ripetermi che non solo non c’è, ma non può esserci”

(F. Dostoevskij, Epistolario, vol. I, pp. 168-169.
Citato in: A. Comastri, Gesù… e se fosse tutto vero? , p. 9)

L’Amore che vede di più

marzo 19, 2010

«Per san Tommaso il fine supremo, al quale si dirige il nostro desiderio è: vedere Dio. In questo semplice atto del vedere Dio trovano soluzione tutti i problemi: siamo felici, nient’altro è necessario.
Per san Bonaventura il destino ultimo dell’uomo è invece: amare Dio, l’incontrarsi ed unirsi del suo e del nostro amore. Questa è per lui la definizione più adeguata della nostra felicità.
In tale linea, potremmo anche dire che la categoria più alta per san Tommaso è il vero, mentre per san Bonaventura è il bene. Sarebbe sbagliato vedere in queste due risposte una contraddizione. Per ambedue il vero è anche il bene, ed il bene è anche il vero; vedere Dio è amare ed amare è vedere. Si tratta quindi di accenti diversi di una visione fondamentalmente comune….
San Bonaventura, però, ha trovato negli scritti dello Pseudo-Dionigi un altro elemento, per lui ancora più importante…. nella salita verso Dio si può arrivare ad un punto in cui la ragione non vede più. Ma, nella notte dell’intelletto, l’amore vede ancora – vede quanto rimane inaccessibile per la ragione. L’amore si estende oltre la ragione, vede di più, entra più profondamente nel mistero di Dio. … Proprio nella notte oscura della Croce appare tutta la grandezza dell’amore divino; dove la ragione non vede più, vede l’amore.
“Se ora brami sapere come ciò avvenga (cioè la salita verso Dio), interroga la grazia, non la dottrina; il desiderio, non l’intelletto; il gemito della preghiera, non lo studio della lettera; … non la luce, ma il fuoco che tutto infiamma e trasporta in Dio”.
Tutto questo non è anti-intellettuale e non è anti-razionale: suppone il cammino della ragione, ma lo trascende nell’amore del Cristo crocifisso».

(Benedetto XVI, Catechesi del mercoledì, 17 marzo 2010)

Il giudizio e la misericordia

marzo 4, 2010

In ‘Delitto e Castigo’, tra le prime battute del romanzo, si incontra la figura dell’ubriacone Marmelàdov: un uomo che spende per l’alcol anche i risparmi della figlia Sonia, costretta a prostituirsi per mantenere la madre tisica e i fratelli…..

«Perché si dovrebbe aver pietà di me? dici tu. Perché? È vero, non ce n’è motivo di avere pietà di me, bisogna crocifiggermi, non già compiangermi. Ebbene, mettimi in croce, giudicami, ma nel mettermi in croce abbi pietà di me. E allora io andrò incontro al mio supplizio volentieri, perché io non ho sete di gioia, ma di dolore e di pianto… Ma colui che ebbe pietà di me, ma colui che ebbe pietà di tutti gli uomini, colui che comprese tutto avrà certamente pietà di noi. È l’unico giudice che esista. Egli verrà nell’ultimo giorno e domanderà: “Dov’è la figliola che si è sacrificata per una matrigna astiosa e tisica e per dei bambini che non sono i suoi fratelli? Dov’è la figliola che ebbe pietà del suo padre terrestre e non respinse con orrore quell’ignobile beone?”. Ed Egli dirà: “Vieni, ti ho già perdonato una volta, e ancora ti perdono tutti i tuoi peccati, perché hai molto amato”. Così Egli perdonerà alla sua Sonia, le perdonerà, io lo so, poc’anzi l’ho sentito qui nel cuore, mentre ero da lei. Tutti saranno giudicati da Lui ed Egli perdonerà a tutti, ai buoni e ai malvagi, ai savi e ai miti. E quando avrà finito di perdonare agli altri perdonerà anche a noi. “Avvicinatevi voi pure”, ci dirà, “Venite, ubriaconi; venite, viziosi; venite, lussuriosi” e noi ci avvicineremo a Lui, tutti, senza timore, e ci dirà ancora: “Siete porci; siete uguali alle bestie, ma venite lo stesso”. E i saggi, gli intelligenti, diranno: “Signore, perché accogli costoro?”. Ed Egli risponderà: “Li accolgo, o savi, io li accolgo, o intelligenti, perché nessuno di loro si credette degno di questo favore”, e ci tenderà le braccia e noi ci precipiteremo sul suo seno e piangeremo dirottamente e capiremo tutto. Allora tutto sarà compreso da tutti e anche Katerina Ivanovna comprenderà, anche lei. O Signore, venga il tuo regno!»

(F.M. Dostoevskij, Delitto e castigo, parte prima, cap. II, pp. 26-27)