Archivio per gennaio 2010

Madre Luisa Margherita Claret de la Touche : “Vi dico chi è il prete secondo Gesù”

gennaio 29, 2010

Madre Luisa Margherita Claret de la Touche, monaca della Visitazione, nacque a Saint-Germain-en-Lay (Francia) il 15 marzo 1868 in una famiglia borghese e benestante. Attratta dalla vita contemplativa, entrò nel monastero della Visitazione di Romans, nella diocesi di Valence, il 20 novembre 1890. Il 1902 è l’anno in cui il Signore rivelò a madre Luisa Margherita ciò che doveva dire ai sacerdoti e ciò che doveva realizzare per la loro santificazione. Gesù le parlò così……

“Il prete è un essere talmente investito di Cristo da diventare quasi un Dio; ma è anche un uomo, e bisogna che lo sia. Bisogna che senta le debolezze, le lotte, i dolori, le tentazioni, i timori, le rivolte dell’uomo; deve fare l’esperienza della propria miseria per poter essere misericordioso; ed è anche necessario che sia forte, puro, santo per poter santificare. Per amare, il mio prete deve avere il cuore grande, tenero, ardente, forte. Quanto deve amare il prete! Deve amare me, suo Maestro, fratello, amico, consolatore, come io ho amato lui; e io l’ho amato fino a confondere la mia vita con la sua, fino a rendermi obbediente alla sua parola. Deve amare la mia Sposa, che è la sua Sposa, la santa Chiesa, e di quale amore! Un amore appassionato e geloso, geloso della sua gloria, della sua purezza, della sua unità, della sua fecondità. Infine, deve amare le anime come suoi figli. Quale padre ha tanti figli da amare quanto il prete?”.

“Il cuore del mio sacerdote deve essere una fiamma ardente che riscalda e che purifica. Se il mio prete conoscesse i tesori d’amore che il mio Cuore racchiude per lui! Venga al mio Cuore, vi attinga, si riempia d’amore fino a traboccarne spandendolo sul mondo!”

(Piergiorgio Debernardi,
Claret de la Touche e la santità dei preti
L’Osservatore Romano – 29 gennaio 2010)
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Don Pascual Chàvez: “Il Cristianesimo: la notizia più bella”

gennaio 28, 2010

“I cammini della fede per i giovani oggi” . Portano questo titolo gli spunti di riflessione che il Rettore Maggiore, Don Pascual Chàvez, ha voluto offrire a tutti componenti della Famiglia Salesiana nell’imminenza della festa di San Giovanni Bosco. Eccone un breve frammento.

Nella sua prima enciclica, Sua Santità Benedetto XVI ci ricordava che “non si comincia ad essere cristiano per una decisione etica o una grande idea, ma per l’incontro con un evento, con una Persona, che dà un nuovo orizzonte alla vita, e con ciò, un orientamento decisivo” (Deus Caritas est, 1).
Il cristianesimo non è, anzitutto, un insieme di verità a cui si è giunti attraverso la riflessione di molti secoli, né un insieme di norme morali che i suoi membri sono tenuti a praticare, bensì l’incontro personale col Signore Gesù che, come vediamo in diverse pagine del Nuovo Testamento, cambia radicalmente la vita e ci fa veri “cristiani”, cioè: “coloro che sono di Cristo”.
Tale caratteristica essenziale della nostra fede appare molto chiaramente in una parola chiave della Sacra Scrittura, a cui siamo troppo abituati, a volte senza riflettere sul suo significato: (la parola) “vangelo”. Si tratta di un termine greco che vuol dire: “bella/buona notizia”, e che Marco, il primo che mise per iscritto le testimonianze orali della comunità cristiana su Gesù, usò come titolo: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1,1).
Fin dall’inizio i cristiani, illuminati dallo Spirito Santo, compresero che Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per amor nostro, era la migliore notizia per tutta l’umanità.
Riflettiamo brevemente su quel che succede quando riceviamo una notizia veramente buona. Questa esperienza presenta tre caratteristiche principali: è qualcosa di inatteso – ci giunge “da fuori” – riempie il nostro cuore di gioia insolita.
Applicando (questo) al Cristianesimo, comprendiamo perfettamente che non si tratta di gioia umana, per quanto profonda essa sia, ma della meravigliosa verità che Dio ci ama, e che ci ha fatti suoi figli e figlie in Cristo; è la migliore notizia che possiamo ricevere: nessuno l’avrebbe immaginato, nessuno avrebbe potuto prevederlo. (…)
Prendere sul serio il fatto che il Cristianesimo è la migliore notizia per l’umanità ha come conseguenza, inoltre, la preoccupazione e l’urgenza di comunicarla a tutti gli uomini e donne del mondo: “Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?” (Rm 10,14). Rinunciare al compito evangelizzatore e missionario della Chiesa costituirebbe la maggior infedeltà a Dio e l’atto più egoista di fronte all’umanità. Ecco perché per noi evangelizzare, portare il Vangelo ai giovani, è il nostro compito più importante.

( Don Pascual Chàvez, I cammini della fede per i giovani oggi , http://www.donboscoland.it )

I CAMMINI DELLA FEDE PER I GIOVANI OGGI
di Don Pascual Chávez
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Gli occhi dei bimbi di Port-au-Prince

gennaio 24, 2010

Quegli occhi, quelle facce non lasciano in pace. Ti alzi al mattino e sul giornale che un passeggero del tram ti spalanca davanti ci sono i bambini di Haiti. Con quei grandi occhi scuri sbarrati in un interrogativo. Cosa è stato, perché è stato. Con un braccio ferito o mutilato, e quello sbalordito stupore: tanto dolore, perché? Lavori, ti immergi nel ritmo quotidiano della fatica e delle grane, magari ti arrabbi. Poi vai a bere un caffè, nel bar la tivù è accesa, Haiti, ancora. E le facce di madri orfane di figli, i corpi abbandonati come rifiuti, ancora Ma soprattutto, i bambini, belli ed intollerabili, la domanda sospesa negli occhi immensi, evidente senza alcuna parola: perché? … Vorresti chiedere conto a Dio di questo sfacelo, discutere, litigarci. Ma sai anche che in ogni apocalisse ed in ogni strage il volto di Cristo è in ognuna di quelle facce di bambino. (E’ forse Lui che ti chiama, allora, quando le guardi, è per questo che stare davanti a quegli occhi è insostenibile?) Cosa puoi fare, ti domandi impotente. Dare dei soldi, certo, è evidente. E poi nient’altro? . … E torni alle consuete cose della tua giornata. I figli a scuola, i compiti, le bollette. … È saggio, hai imparato, ringraziare Dio anche del giorno più vuoto. Ringraziare delle cose semplici e grandi che hai. Il respiro, le gambe, la casa, i figli. Tuttavia la sfrontatezza del dolore innocente che trabocca da Port-au Prince è uno schiaffo poderoso. Non si può ringraziare Dio per il dolore e la morte di Haiti. E anche accusare Dio sarebbe una bestemmia. Non è stato lui. Lui è là: in ognuno di quei bambini che vagano come randagi fra le macerie. Viene la sera, e ancora dal tg quegli occhi ti guardano. Non recriminano, non gridano. Sono occhi di agnello gli occhi di bambini di Haiti. … Portano la traccia ed il segno misterioso di un dolore più grande, di tutto il dolore del mondo, quello che Cristo affrontò sulla Croce. Ora tutti in casa sono andati a letto. E’ faticoso addormentarsi con quel tarlo che rode. … Non c’è una risposta a tanto male, oppure tu non la sai capire. Sai solo intuire che il dolore degli innocenti è come fatto della stessa sostanza dell’abisso oscuro in cui Cristo accettò di immergersi nell’orto del Getsemani. Aveva, forse, in quell’ora, gli stessi occhi di agnello dei bambini di Haiti? Il Dio che io amo è con loro, nella sofferenza. Ma ha vinto la morte, quando la pietra è rotolata dal sepolcro. E non capisco altro. Solo però in questa straordinaria promessa la disperazione può farsi nella notte una sommessa, inerme preghiera.

(Marina Corradi, Tempi, 21.01.2010)

DOLORE INNOCENTE, SCANDALO IRRISOLTO
di Massimo Camisasca
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Il nuovo anno e l’amicizia di Gesù

gennaio 1, 2010

«Cari amici siamo giunti alla fine di questo anno e alle porte dell’anno nuovo. Vi auguro che l’amicizia di Nostro Signore Gesù Cristo vi accompagni ogni giorno di questo anno che sta per iniziare. Possa questa amicizia di Cristo essere nostra luce e guida, aiutandoci ad essere uomini di pace, della sua pace. Buon anno a tutti voi! ».

(Benedetto XVI, Udienza, 30.12.2009)

Buon Anno a tutti! Don Renato

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