Archivio per luglio 2007

Siamo pensati e voluti

luglio 29, 2007

immagine1.jpg

Lo scorso 24 luglio Benedetto XVI ha incontrato in una chiesa di Auronzo di Cadore un gruppo di 400 preti ed ha risposto alle domande di alcuni di loro. Ecco un frammento della risposta che riguardava in modo particolare i giovani, il loro desiderio di felicità, la loro facilità a demoralizzarsi e il loro grande bisogno di significato.

«Siamo pensati e voluti e, quindi, c’è una idea che mi precede, un senso che mi precede e che devo scoprire, seguire e che dà finalmente significato alla mia vita.
Mi sembra questo il primo punto: scoprire che realmente il mio essere è ragionevole, è pensato, ha un senso e la mia grande missione è scoprire questo senso, viverlo e dare così un nuovo elemento alla grande armonia cosmica pensata dal Creatore.
Se è così, allora anche gli elementi di difficoltà diventano momenti di maturità, di processo e di progresso del mio stesso essere, che ha senso dal suo concepimento fino all’ultimo momento di vita.
……Possiamo anche riscoprire il senso della sofferenza e del dolore; certamente c’è un dolore che dobbiamo evitare e che dobbiamo allontanare dal mondo: tanti dolori inutili provocati dalle dittature, dai sistemi sbagliati, dall’odio e dalla violenza. Ma c’è anche nel dolore un senso profondo e solo se possiamo dare senso al dolore e alla sofferenza può maturare la nostra vita.
Direi soprattutto che non è possibile l’amore senza il dolore, perché l’amore implica sempre una rinuncia a me, un lasciare me, un accettare l’altro nella sua alterità, implica un dono di me e, quindi, un uscire da me stesso.

i6a.jpgTutto questo è dolore, sofferenza, ma proprio in questa sofferenza del perdermi per l’altro, per l’amato e quindi per Dio, divento grande e la mia vita trova l’amore e nell’amore il suo senso. …. In questo senso direi che è importante far scoprire ai giovani Dio, far scoprire loro l’amore vero che proprio nella rinuncia diventa grande e così far scoprire loro anche la bontà interiore della sofferenza, che mi rende più libero e più grande.
Naturalmente per aiutare i giovani a trovare questi elementi c’è sempre bisogno di compagnia e di cammino,….. solo in compagnia con gli altri possiamo scoprire anche nelle nuove generazioni questa grande dimensione del nostro essere.»

Annunci

Momenti di gloria

luglio 15, 2007

image10a.jpg

Parigi, Olimpiadi del 1924. Due atleti vincono le più importanti gare di corsa. Sono ambedue inglesi ma profondamente diversi. Eric Liddell appartiene alla Chiesa cristiana scozzese ed è convinto che correre sia uno dei modi a lui concessi per rendere onore a Dio (vent’anni più tardi morirà come missionario in Cina). Harold Abrahams è invece ebreo e trova nello sport (e nella vittoria) un modo per sconfiggere i pregiudizi sociali sul suo conto.
In una scena del film di Hugh Hudson del 1980, Eric Liddell tiene una specie di discorso dopo aver vinto una gara sotto la pioggia…..

inside-dvd-chariotsa.jpg«Siete venuti a vedere chi vince. Ho vinto io! Ma dovete fare di più che assistere a una corsa, dovete partecipare! Desidero che paragoniate la fede col partecipare a una corsa. È duro, chiede concentrazione, volontà e forza di spirito… Voi provate entusiasmo quando il primo spezza il filo, specialmente se avete scommesso su di lui. Ma quanto dura l’entusiasmo? Tornate a casa… magari l’arrosto è bruciato, magari non avete lavoro.. E allora chi sono io per dirvi: “credete!”, “abbiate fede!”? Mi piacerebbe darvi qualcosa di più duraturo: posso solo mostrarvi la strada.
Non ho nessuna formula per vincere la corsa: ognuno corre come può, uomini e donne. Da dove viene la forza per giungere alla fine della corsa? Da dentro. Gesù disse: “Ecco, il regno di Dio è dentro di voi: se veramente mi cercate con tutto il cuore mi troverete sempre”.
Se poi vi affidate all’amore di Cristo: quello è il modo di partecipare bene alla corsa!»

Il messaggio di Eric Liddell (da “Momenti di gloria”)

Il figlio dei Géraudin

luglio 4, 2007

valerie1.jpgAncora una pagina, tratta da “Corpi e anime”, dove a tema è il valore della persona, chiunque essa sia e qualunque sia la situazione in cui si trova. Nel mistero della persona c’è “una forza, una potenza capace di capovolgere tutto, di trasfigurare tutto”. Basta riconoscerla, basta amarla.

Henri, unico figlio dei Géraudin, era idiota. Lo tenevano nascosto, l’allevavano lontano, in segreto, a La Baule.
… Vestito con un lungo camiciotto nero, un bavaglino di trina candida sotto il mento, l’idiota, che stava per compiere ventiquattro anni, agitava le gracili mani, chinava il capo da un lato e rideva a qualche cosa di invisibile.
I baffi già folti gli tagliavano il viso. E una solida cintura di cuoio lo legava alla spalliera della poltrona a rotelle. Presso la finestra, Miss Dorothy, un’infermiera inglese di circa trentacinque anni, vestita di azzurro chiaro e di bianco, sferruzzava un golf di lana bianca e teneva d’occhio da lontano il suo strano bambino. Fra poco sarebbero stati dieci anni da che era entrata al servizio dei Géraudin.
Valerie abbracciò alla svelta suo figlio, gli mise tra le mani il pacco di giocattoli che aveva portato per lui, e se ne andò. Ne aveva paura, preferiva non vederlo. Le capitava di sentire, nel più profondo di se stessa, davanti a quel misero mostro uscito da lei, una pietà, una tenerezza, uno sconvolgimento profondo di tutta la sua maternità soffocata, l’esplosione improvvisa di un istinto che la spaventava. Sentiva molto confusamente che là era una forza, una potenza capace di capovolgere tutto, di trasfigurare tutto nella sua vita, se avesse lasciato entrare in lei la devozione e l’amore per quel demente. E ne aveva terrore, come noi tutti, spesso, abbiamo terrore di quello che potrebbe salvarci. Ella fuggiva, se ne andava giù in giardino, oppure nelle altre stanze, oppure al Casinò …..
Da più di vent’anni, Valerie portava ogni mese centinaia di franchi di giocattoli a suo figlio, che non li prendeva neppure un attimo fra le mani. Géraudin raccolse un coniglio con le rotelle, un gioco di cubi, un flauto di celluloide, involse rapidamente tutto in un giornale. Il coniglietto a ruote andava a meraviglia per Charles, un suo malatino: anemia perniciosa, tre trasfusioni… Géraudin evocò il piccolo volto pallido, lo sguado vivo di quegli occhi neri pieni di volontà, di lucidità, di sofferta tenerezza… Quando si invecchia non si può proprio permettersi di pensare più a nulla senza che vi faccia male!

(Maxence Van Der Meersch, Corpi e anime, pp. 77 – 79)