Archivio per febbraio 2008

Quando il cuore veglia

febbraio 26, 2008

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Ancora due frammenti da Il Nemico di Michael D. O’Brien. Il protagonista del romanzo David Schäfer, un ebreo convertito al cristianesimo, da ragazzo è stato salvato da un polacco che è morto al suo posto in un campo di concentramento. Dopo tanti anni, durante una visita a Varsavia, David (diventato nel frattempo padre Elia) ritrova alcune lettere di quell’uomo… c’è anche un biglietto indirizzato a lui….

« Elzbieta, sorella mia, amore mio,
David Schäfer mi ha insegnato molte cose… ho imparato che la mia mente è in grado di ingannarmi. L’ho riconosciuto da solo tanto tempo fa, ma non mi è mai stato rivelato in modo così evidente. Ho proiettato su di lui un’immagine di quello che ho percepito essere l’ideale. È un’anima molto buona, ma non è l’icona che ho creato dentro di me. Come è facile ingannare le nostre percezioni! Questa è stata una grande sorpresa per me. Mi ha mostrato che dentro di me c’è il seme di un padre. Oh, sì, un padre molto piccolo, un pover’uomo che non sa come essere padre. Ma dentro di me c’è un amore sincero che desidera il bene ultimo della persona amata. Sì, persino al punto di sacrificare tutto. Anche questa è una sorpresa».

« David, figlio mio,
non ho mai desiderato tanto vivere come adesso. Scendo nelle tenebre al tuo posto. Ti dono la mia vita. Porto la tua immagine dentro di me come un’icona. Questa è la mia gioia. Scendo per dormire, ma il mio cuore veglia. Pawel »

(Michael D. O’Brien, Il Nemico, pp.333. 336)

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Quaresima

febbraio 21, 2008

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«Carissimi,
(…) cerco di fare … della mia povertà un dono. Il Vangelo di ieri parlava della moltiplicazione dei pani. Una folla enorme, un bisogno immenso, un luogo solitario senza risorse. «Che avete?», dice Gesù. «Sette pani». Questo voleva Gesù: mettere gli apostoli davanti alla loro impotenza, condurli per mano a vedere la loro povertà. Ma senza imprecare, maledire o disperarsi: offrendola. Lui la raccoglie, rende grazie a Dio e la moltiplica. Così la povertà diventa ricchezza e l’impotenza grazia. Non è sempre così facile. A volte si ha l’impressione dell’inutilità o che Dio ti abbia abbandonato da una parte….
Sta per cominciare la quaresima. Vivete l’invito della Chiesa al digiuno, alla preghiera, al silenzio, all’ascolto della Parola, alla confessione sacramentale, alla fraternità concreta con i poveri, alla riconciliazione. Raccogliete con decisione l’appello alla conversione, senza disperarvi se siete sempre daccapo e puntando diritto su qualcosa di concreto. (…) Vivete anche l’appello del Signore a farvi strumenti di salvezza e di annuncio del Vangelo ai vostri fratelli. Sempre, dovunque e con chiunque. Con le parole, con le opere, con la testimonianza silenziosa, con il martirio della sofferenza e la giovialità della fede…. Don Andrea».

(don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia, pp. 37-38 )

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Don Andrea e il crocifisso di Padre Pierre

febbraio 15, 2008

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Sono trascorsi due anni dall’uccisione di don Andrea Santoro avvenuta in Turchia il 5 febbraio 2006 nella chiesa di Santa Maria a Trabzon per opera di un giovane mussulmano.
«Don Andrea – ha scritto il cardinal Ruini – ha cercato di vivere la sua presenza in Turchia “prestando il proprio corpo e il proprio cuore a Gesù”, come amava ripetere, nella consapevolezza che “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”». Ecco due piccoli brani, che mi sono sembrati significativi, dalle sue prime lettere dalla Turchia.

Urfa, 9 novembre 2000

Carissimi,
……. Tante volte sono stato invitato a prendere un çay per strada (cioè un tè, come si dice da queste parti) oppure ad entrare in casa e sedermi a mangiare (per terra sui tappeti, in un grande piatto comune). Mi sono ricordato di Gesù che diceva: « … chi accoglie voi accoglie me … » e questo mi dava la certezza che ad essere accolto fosse Gesù, attraverso la mia persona impacciata, la mia totale povertà e il mio sorriso che suppliva alla quasi totale mancanza di parole. Ho imparato a voler bene, come segno fondamentale della presenza di Cristo, a voler bene gratuitamente senza nulla aspettarmi, a voler bene ad ogni persona così com’è, come è vista e amata da Dio.

Istambul-Urfa, 10 febbraio 2001

Carissimi,
… un altro dono di questo periodo sono le persone conosciute nella chiesa di Sansun, sul Mar Nero: padre Pierre e una coppia di romeni che collaborano con lui. Portano con serenità la loro fatica, con la semplicità e la povertà di cuore tipica di chi ha fede. Mi sono sentito a casa mia, insieme ai sette operai che lavorano al restauro della casa parrocchiale, che ho visto pregare come bambini a tavola e in chiesa. La chiesa è dedicata all’Addolorata: il viso mansueto di Maria, in una nicchietta dietro l’altare, esprime un dolore composto e profondo, non gridato ma contenuto, vissuto a occhi bassi sotto lo sguardo di Dio. C’è anche un piccolo crocifisso in cartapesta, con gli occhi rigirati verso l’alto proprio come uno che sta per spirare. Gli mancavano alcune dita e un piede. Li ha ricostruiti padre Pierre. M’è sembrato un gesto simbolico. Padre Pierre ha molto sofferto. È con le sue pene, più che con le sue mani, che ha completato il crocifisso. Proprio come siamo chiamati a fare noi. Diceva san Paolo: «completo nella mia carne quello che manca alla passione di Cristo». Anche noi con il nostro dolore diventiamo come un dito di Gesù, il suo piede, la sua mano e contribuiamo a portare i suoi frutti per la salvezza del mondo.

(don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia, pp. 21; 36)

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