Archivio per agosto 2017

I buchi di Chioggia

agosto 21, 2017

chioggia

Chioggia città lagunare, Chioggia capitale  del sale nel medioevo, Chioggia negli anni del fascismo e della guerra…. È la Chioggia di ieri quella che l’amico Piergiorgio Bighin descrive nelle pagine del suo libro Rosso Fuoco Laguna, ma, e questo è il bello, è come se la realtà di ieri avesse qualcosa da dire alla realtà di oggi….

Chioggia era una città al balcone per sentire i rumori, apprezzare gli odori, vedere arrivare le albe e i tramonti, gli straordinari tramonti rossi della laguna veneta, che non c’è di meglio al mondo se non nel Golfo persico.

Chioggia è una città di pertugi, di crepe, di scorci dall’alto, di fori sui muri: è da quelle crepe che tracimano fiotti di luce, miracoli di generosità, attenzione vera alla sorte del prossimo. La crepa nasconde e rivela, la luce ci passa ancor più che per le finestre, a rivelare interni, storie familiari incredibili fittamente intrecciate.

Neanche il fascismo era riuscito a chiudere i buchi di Chioggia: restavano quelli dei topi e dei gatti che davano loro la caccia, i buchi dei portoni d’ingresso scavati dall’acqua salata che tracimava dai canali ed entrava nelle caneve, nei bugigattoli delle cantine, nei recessi più profondi delle fondamenta; restavano i buchi nei tetti dove qualche tegola mossa dal vento o da un gatto troppo grasso lasciava piovere sul tavolato di legno delle soffitte. Restavano i buchi degli assenti che si sperava di riabbracciare.

Chioggia era permeabile, nel senso che l’acqua le passava di sotto e di sopra, e come l’acqua gli sguardi della gente ruscellavano, a dispetto di tutti i coprifuoco di quel periodo maledetto. Fra le tendine accostate e bucherellate ad arte dalle nonne il bagliore del bianco degli occhi rivelava sguardi di gente che voleva finalmente uscire, tornare per calle a ridere e a litigare.

I buchi di Chioggia erano aperture sulla realtà, desiderio di alzare lo sguardo verso il grande buco del cielo che apriva a una libertà invocata, chiesta lassù.

(Piergiorgio Bighin, Rosso Fuoco Laguna, pp. 52-53)

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