Archivio per aprile 2014

“Pasqua è la festa in cui Cristo asciuga le lacrime di ogni volto”

aprile 14, 2014

josyfslipyj

1955. Già da dieci anni il vescovo ucraino Josyf Slipyj era imprigionato nei lager sovietici, vittima della persecuzione stalinista contro la chiesa cattolica. Nonostante privazioni e umiliazioni di ogni specie, la fedeltà di Josyf Slipyj a Cristo e alla Chiesa Cattolica si dimostrò incrollabile. La sua testimonianza di fede e di carità fu di conforto per tanti compagni di prigionia. Trovò il modo anche di far pervenire all’esterno, in alcune occasioni, dei messaggi per i fedeli. Uno di questi messaggi ha per tema la Pasqua…

«Il pane della Pasqua sia per voi chiarissimo motivo di vittoria e trionfo sulla morte, sul peccato e su tutti i mali e fortifichi la vostra irremovibile fede nella invincibilità di Cristo, trionfatore di tutti i nemici …
Il tempo della Quaresima, se vissuto convenientemente, conduce alla certezza … introduce e prepara alla Pasqua di Risurrezione. Per questo cessate di piangere e di essere tristi, voi che siete afflitti e oppressi, raddrizzate le spalle ricurve, illuminate i vostri volti bui, siate pieni di gioia e felici, perché la Pasqua è la festa in cui Cristo asciuga le lacrime di ogni volto»

(Giovanni Choma, Josyf Slipyj p. 123)

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Che cosa vuol dire per noi vivere la Settimana Santa?

aprile 12, 2014

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Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione?Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione.
Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo, lui si muove verso di noi.
Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subìto anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio.
Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte ”. Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. 
Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: ‘Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me’. 
Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore, vuol dire imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore! 

(Papa Francesco 2013 prima Udienza del Mercoledì)