Archivio per agosto 2008

Stalin, Peppone e don Camillo

agosto 24, 2008


«Peppone si seccò e andò a piantarsi a gambe larghe davanti a don Camillo: “Si può sapere cosa volete da noi? Veniamo forse noi da voi?”.
“E cosa c’entra? Anche se voi non venite in chiesa Dio esiste sempre e vi aspetta”.

Lo Smilzo intervenne: “Il reverendo ha forse dimenticato che noi siamo scomunicati?”
“E’ una questione di secondaria importanza
– replicò don Camillo -. Anche se voi siete stati scomunicati, Dio continua ad esistere e continua ad aspettarvi. Scuzate tanto: io non sono iscritto al vostro partito, non pratico la Casa del Popolo e sono considerato un nemico del vostro partito. Per questi fatti potrei forse asserire che Stalin non esiste?”.
“Stalin c’è, e come! E vi spetta al varco!”
urlò Peppone.
Don Camillo sorrise: “Non lo metto in dubbio e non l’ho mai messo in dubbio. E se io ammetto che Stalin esiste e mi aspetta, perchè tu non vuoi ammettere che Dio esiste e ti aspetta? Non è la stessa cosa?”.
Peppone rimase molto colpito da questo elementare ragionamento. Ma lo Smilzo intervenne: “La sola differenza è che, mentre il vostro Dio nessuno lo ha mai visto, Stalin lo si può vedere e toccare. E se anche io non l’ho visto e toccato si può vedere e toccare quello che Stalin ha creato: il Comunismo!”.
Don Camillo allargò le braccia: “E il mondo ne quale viviamo io, te e Stalin non è forse una cosa che si vede e si tocca?”».

(G. Guareschi, Don Camillo della bassa. Gente così. Lo spumarino pallido, pp. 37-38 )

Don Camillo benedice il trattore comunista

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Maria e l’attesa

agosto 14, 2008


VIDEO

«Alla Madonna s’è resa evidente una corrispondenza
tra quello che stava succedendo,
tra quello che le si stava dicendo,
e l’attesa profonda del suo cuore.
Questo è la ragionevolezza.
L’attesa profonda del suo cuore
era che la promessa fatta da Dio ai suoi padri
sarebbe accaduta: «Beata colei che ha creduto
nell’adempimento delle parole del Signore».

La fede implica un coraggio che sostenga l’intelligenza.
L’intelligenza si esprime con un giudizio («Sì, è così»);
ma occorre il coraggio del cuore, prima di tutto
anche per dire: «È così».

La Madonna non possiamo immaginarcela
se non come una domanda continua
che la gloria di suo Figlio apparisse
sull’orizzonte del mondo
e che tutti gli uomini la conoscessero.

Ognuno di noi è chiamato ad aderire alla figura della Vergine,
affinché la gloria di Cristo avvenga.
Così la sua vita sarà una avventura,
così la sua vita sarà un cammino utile a sé e agli altri,
luminoso, perché «è venuta l’ora».

(Dall’intervento di Luigi Giussani
durante il pellegrinaggio dei giovani al Santuario di Caravaggio)

Giovani o vecchi?

agosto 7, 2008


«Essere giovani vuol dire aver fiducia in uno scopo. Senza scopo uno è già vecchio. Infatti la vecchiaia è determinata da questo: che uno non ha più scopo. Mentre quando uno ha quindici, vent’anni, magari inconsciamente, è tutto teso a uno scopo, ha fiducia in uno scopo.
Questo rivela un’altra caratteristica dei giovani: la razionalità. Essi lo sanno molto più degli adulti. Un giovane vuole le ragioni. E lo scopo è la ragione per cui uno cammina. Per dire la parola grossa, che può sapere di romantico, l’ideale. Se uno non ce l’ha, è vecchio.
Nel vecchio il sangue non scorre più bene comincia l’arteriosclerosi. Il sangue non è più così veloce. E ogni tanto fa grumi. Se uno non ha uno scopo, ‘fa grumi’, non si protende più. Anche voi potete: potete ‘far grumo’ sulla moda, sulla ragazza, sul disco, sul panino….
Sia che uno nasca in Groenlandia o in Nuova Zelanda, tutti capiscono che e’ un uomo perche’ ha una grinta, una faccia da uomo. Ma la madre, insieme alla faccia gli da un’altra faccia che lo fa uomo, qualcosa dentro, quel che la Bibbia chiama “cuore”.
La parola cuore sintetizza le urgenze che mettono in moto l’uomo L’esigenza della felicita’…. E il cuore e’ vivo, non e’ mai fermo, e quando raggiungi qualcosa non si ferma, e sei daccapo. Mai tranquillo…. C’e’ una frase tra quelle attribuite e Cristo negli Agrafa (detti non scritti, ndr) e da qualche critico ritenute autentiche, che fa: “Venni tra loro e li trovai tutti ubriachi. Nessuno di loro aveva sete”. Questa e’ la tranquillita’ che non va!
…Di fronte alla societa’, di fronte alla vita della gente, come si puo’ essere tranquilli?».

(da L. Giussani e R. Farina, Un caffé in compagnia, pp. 74 – 76)

Eric Liddell, atleta cristiano e “cinese”

agosto 2, 2008

È il personaggio che ha ispirato il film “Momenti di gloria”. Nato in Cina, ha vinto la corsa dei 400 m alle Olimpiadi di Parigi del 1924. È morto in un campo di internamento giapponese, in Cina, dove era tornato per fare il missionario.

Pechino (asianews) – Forse non tutti sanno che il primo atleta “cinese” a vincere una Olimpiade è stato uno scozzese nato in Cina. Si tratta di Eric Liddell, figlio di missionari protestanti presbiteriani, nato a Tianjin nel 1902. Dopo la sua vittoria olimpica nel 1924 a Parigi – che ha ispirato il film “Momenti di gloria” (in inglese: “Chariots of fire”) – Liddell (il cui nome cinese è Li Airui) è ritornato in Cina dove ha lavorato nella missione presbiteriana, fino alla morte in un campo di internamento giapponese nel 1945 .
Liddell era rimasto in Cina fino all’età di 5 anni, poi trasferito in Scozia, dove ha studiato vicino ad Edimburgo. Divenuto un grande atleta (cricket, rugby e corsa), partecipa alle Olimpiadi di Parigi del 1924. Ma siccome la gara dei 100 metri – dove avrebbe offerto le migliori prestazioni – si sarebbe svolta di domenica, egli ha rinunciato a parteciparvi, per la sua stretta e convinta educazione religiosa. Secondo alcune testimonianze, sembra che lo stesso re d’Inghilterra abbia cercato di convincerlo a correre nella gara, in nome “dell’orgoglio nazionale”, ma egli si sarebbe rifiutato perché “i comandamenti di Dio vengono prima dell’onore nazionale. Non correrò di domenica”.
Liddell si era preparato per i 400 metri, che vinse con un record di 47,6 secondi, conquistando la medaglia d’oro.
Dopo la sua vittoria, si laurea in scienze e ritorna a Tianjin come insegnante prima nella scuola Anglo-Chinese, poi in una scuola per i poveri. Nel ’41, quando già era in atto la guerra fra Cina e Giappone, a causa dei pericoli, manda moglie e figlie in Canada e lui rimane in Cina ad insegnare a Shaochang. Nel ’43 Shaochang viene conquistata dai giapponesi e Liddell viene internato in un campo a Weifang, dove cerca di aiutare gli anziani, i malati e di insegnare ai bambini.
Eric Liddell muore il 21 febbraio 1945. Qualche mese prima il primo ministro Winston Churchill aveva ottenuto la liberazione di alcuni prigionieri, e il famoso atleta avrebbe dovuto essere uno di loro, ma egli aveva lasciato il posto a una donna prigioniera incinta. Le sue ultime parole sono state: “mi abbandono totalmente” (“It’s complete surrender.”)
Pur non essendo cinese di nazionalità, è stato sepolto nel Mausoleo dei Martiri a Shijiazhuang.

Il messaggio di Eric Liddell (da “Momenti di gloria”)

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