Archivio per aprile 2008

Le lacrime di Maria

aprile 28, 2008

E’ il 29 agosto del 1953. A Siracusa, nella casa dei giovani coniugi Iannuso, in via Degli Orti, Una piccola effige di gesso che riproduce il volto della Madonna viene visto lacrimare…


«Questo è un semplice e comunissimo quadro di gesso che raffigura il volto della Madonna.
Questo è un laboratorio di analisi chimiche degli anni cinquanta.
Questo è un assembramento di folla in un’anonima strada di provincia.
Questo è il tribunale ecclesiastico di Siracusa.
Questo è un bambino miracolato.
Cosa unisce il volto della Madonna, la scienza chimica, le autorità ecclesiastiche, la folla di Siracusa e la speranza di un miracolo?
Una frase di Pasteur: “Un po’ di scienza allontana da Dio, ma molta la riconduce a Lui”.
Ma soprattutto un documento eccezionale che abbiamo salvato dalla corruzione del tempo e dalla polvere degli archivi: il volto in gesso della Madonna che all’improvviso inizia a lacrimare».

«Ed ecco le immagini che hanno fissato nella pellicola la sequenza del prodigio. Ecco il volto bianco e sereno della Madonna di Siracusa ed eccole, copiose ed emozionanti, le lacrime di Maria. Questa scena che una pellicola invecchiata dal tempo sembra far riemergere da un lontano passato, per il suo pudore e per l’eccezionalità dell’evento, forse, merita una silenziosa pausa di riflessione individuale….»

«Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh! Le lacrime di Maria!» (Pio XII)

(Da “Mixer”,Rai, gennaio 1993)

Il dono di Gesù

aprile 15, 2008

Proprio nelle ultime pagine del suo libro su Gesù, Benedetto XVI osserva come nel Vangelo di Giovanni vi siano sette parole-immagine con le quali il Signore si presenta. Gesù dice: “Io sono il pane della vita – la luce del mondo – la porta – il buon pastore – la risurrezione e la vita – la via, la verità e la vita – la vera vite”. Si potrebbe aggiungere anche l’immagine della sorgente d’acqua… Interessante è scoprire il significato comune di queste parole. Il Papa riprende qui un’osservazione di Schnackenburg…

Schnackenburg osserva che tutte queste espressioni figurate non sono che «variazioni sull’unico tema: Gesù è venuto nel mondo affinché gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (10,10). Egli concede il dono unico della vita, e lo può concedere perché in Lui è presente in abbondanza originaria e inesauribile la vita divina». L’uomo desidera e abbisogna, in fin dei conti, di una cosa sola: la vita, la vita piena – la «felicità». In un passo del Vangelo di Giovanni, Gesù definisce questa cosa unica e semplice che aspettiamo: la «gioia piena». (16,24).
Quest’unica cosa di cui si tratta nei tanti desideri e nelle tante speranze dell’uomo è espressa anche nella seconda domanda del Padre nostro: «Venga il tuo regno». Il «regno di Dio» è la vita in abbondanza. (…) L’uomo, in fondo, ha bisogno di un’unica cosa che contiene tutto; ma deve imparare a riconoscere attraverso i suoi desideri e i suoi aneliti superficiali ciò di cui necessita davvero. Ha bisogno di Dio.
… Dietro tutte le espressioni figurate (del Vangelo) c’è in ultima istanza questo: Gesù ci da la «vita» perché ci da Dio. Ce lo può dare perché è Egli stesso una cosa sola con Dio. Perché è il Figlio. Egli stesso è il dono – Egli è «la vita».

(Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp. 403-404)

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La libertà di chiedere

aprile 7, 2008

«Se uno è in Cristo è una creatura nuova». (…)
L’importante … è domandare Cristo. Perché la cosa più grande che possa fare l’uomo, con tutta la sua intelligenza, con tutta la sua libertà, qual’è? Domandare, o mendicare, che è lo stesso. Perché l’uomo è un poveretto! È un poveretto in canna, non può fare nient’altro che domandare. È un poveretto in canna o un bambino piccolo. Il bambino piccolo, con tutto quello che dice e fa, domanda: frigni, pianga, chieda, stenda la manina, tiri i vestiti della mamma… chiede. (…)
Qual è la cosa importante? … Desiderare di capire, cioè chiedere, chiedere di capire, chiedere, sempre chiedere. Non c’è nessun’altra ricchezza che chiedere…..
Da ciò che non si conosce non si può pretendere, si può solo domandare.

(Luigi Giussani, Si può vivere così?, pp. 80-81)

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Perché confessarsi?

aprile 2, 2008

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A che cosa serve confessarsi? Lo ha spiegato il Papa parlando il 13 marzo scorso ai giovani di Roma, che si preparano alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.

«Cari giovani di Roma! … All’inizio dell’essere cristiano c’è l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (cfr Deus caritas est, 1). Proprio per favorire questo incontro vi apprestate ad aprire i vostri cuori a Dio, confessando i vostri peccati e ricevendo, attraverso l’azione dello Spirito Santo e mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. È così che si fa spazio alla presenza in noi dello Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità che è l’«anima» e il «respiro vitale» della vita cristiana: lo Spirito ci rende capaci “di maturare una comprensione di Gesù sempre più approfondita e gioiosa e, contemporaneamente, di realizzare un’efficace attuazione del Vangelo” (…..)
Anche questa sera lo Spirito scenderà nei nostri cuori, per perdonare i peccati e rinnovarci interiormente rivestendoci di una forza che renderà anche noi, come gli Apostoli, audaci nell’annunciare che “Cristo è morto e risuscitato!”.
Cari amici, prepariamoci dunque, con un sincero esame di coscienza, a presentarci a coloro ai quali Cristo ha affidato il ministero della riconciliazione. Con animo contrito confessiamo i nostri peccati, proponendoci seriamente di non ripeterli più. Sperimenteremo così la vera gioia: quella che deriva dalla misericordia di Dio, che si riversa nei nostri cuori e ci riconcilia con Lui. Questa gioia è contagiosa! (…) Di questa gioia che viene dall’accogliere i doni dello Spirito Santo fatevi portatori, dando nella vostra vita testimonianza dei frutti dello Spirito: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé” (Gal 5,22). (…) Renderete visibile così la grazia della misericordia sovrabbondante di Cristo, sgorgata dal Suo fianco trafitto per noi sulla croce. Il Signore Gesù ci lava dai peccati, ci guarisce dalle colpe e ci fortifica per non soccombere nella lotta contro il peccato e nella testimonianza del suo amore».

(Benedetto XVI, Omelia ai giovani di Roma, Basilica Vaticana, 13.03.2008 )

«Il Signore risorto fa agli Apostoli il dono dello Spirito Santo e concede loro l’autorità di perdonare i peccati. Mediante l’invincibile potere della grazia di Cristo, affidato a fragili ministri umani, la Chiesa rinasce continuamente e a ciascuno di noi viene data la speranza di un nuovo inizio. Confidiamo nel potere dello Spirito di ispirare conversione, di risanare ogni ferita, di superare ogni divisione e di suscitare vita e libertà nuove! Quanto bisogno abbiamo di tali doni! E quanto sono a portata di mano, particolarmente nel Sacramento della penitenza! La forza liberatrice di questo Sacramento, nel quale la nostra sincera confessione del peccato incontra la parola misericordiosa di perdono e di pace da parte di Dio, ha bisogno di essere riscoperta e fatta propria da ogni cattolico. In gran parte il rinnovamento della Chiesa in America dipende dal rinnovamento della prassi della penitenza e dalla crescita nella santità: ambedue vengono ispirate e realizzate da questo Sacramento ».

(Benedetto XVI, Omelia al Nationals Stadium di Washington, 17.04.2008 )

“Una sorgente di speranza per gli uomini”

aprile 2, 2008

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Il ricordo di Giovanni Paolo II, a tre anni dalla morte, nelle parole di Benedetto XVI durante la preghiera domenicale del Regina Coeli: «Giovanni Paolo II si è fatto apostolo della Divina Misericordia».

«La misericordia è in realtà il nucleo centrale del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio, il volto con il quale Egli si è rivelato nell’antica Alleanza e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione dell’Amore creatore e redentore. Questo amore di misericordia illumina anche il volto della Chiesa, e si manifesta sia mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia con le opere di carità, comunitarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per l’uomo, dunque per noi. Quando la Chiesa deve richiamare una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore misericordioso, perché gli uomini abbiano vita e l’abbiano in abbondanza (cfr Gv 10, 10). Dalla misericordia divina, che pacifica i cuori, scaturisce poi l’autentica pace nel mondo, la pace tra popoli, culture e religioni diverse.
Come Suor Faustina Kowalska (umile Suora polacca, nata nel 1905 e morta nel 1938, zelante messaggera di Gesù Misericordioso), Giovanni Paolo II si è fatto a sua volta apostolo della Divina Misericordia. La sera dell’indimenticabile sabato 2 aprile 2005, quando chiuse gli occhi a questo mondo, era proprio la vigilia della seconda Domenica di Pasqua, e molti notarono la singolare coincidenza, che univa in sé la dimensione mariana – il primo sabato del mese – e quella della Divina Misericordia. In effetti, il suo lungo e multiforme pontificato ha qui il suo nucleo centrale; tutta la sua missione a servizio della verità su Dio e sull’uomo e della pace nel mondo si riassume in quest’annuncio, come egli stesso ebbe a dire a Cracovia-Lagiewniki nel 2002, inaugurando il grande Santuario della Divina Misericordia: “Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani”. Il suo messaggio, come quello di Santa Faustina, riconduce dunque al volto di Cristo, suprema rivelazione della misericordia di Dio. Contemplare costantemente quel Volto: questa è l’eredità che egli ci ha lasciato, e che noi con gioia accogliamo e facciamo nostra».

(Benedetto XVI, Regina Coeli, 30 marzo 2008 )

Quel «sì» di una ragazza

aprile 1, 2008


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Con la meditazione dell’Angelus ci introduciamo alla giornata:

«Forse il pensiero che ci deve seguire oggi è quello che richiamava il Card. Newman in un suo bellissimo libro sulla Madonna: che se questa ragazza non avesse detto “sì”, tutto ciò che è accaduto nel mondo, il significato stesso del mondo, non si sarebbero realizzati secondo il piano di Dio. E questo “sì” è piccolo come un soffio, è come un niente. Su questa ragazza di 16, 17 anni, che viveva in un paesino assolutamente ignoto del mondo, su questo soffio di “sì”, su quel punto invisibile Dio ha costruito il senso della Sua storia. Così la nostra vita si apre ogni mattina a questa possibilità di libertà: che dica sì a Dio nelle circostanze che sembrano un nulla, com’era un nulla agli occhi di tutto il mondo la Madonna, anche se poi tutte le generazioni la chiameranno beata. Così anche noi, (attraverso le circostanze quotidiane che a noi stessi appaiono nella loro immediata fatuità o senza senso) anche la nostra libertà dica sì a Dio, per il quale non casca foglia che Lui non voglia, per il quale non esiste nessun attimo della persona e del mondo che non incida sul significato totale. Se noi vivessimo l’intensità di questo soffio nelle circostanze banali di tutti i giorni, la nostra vita sarebbe interiormente più felice. La coscienza del mondo e dell’esistenza sarebbe per noi ricca».

( Don Luigi Giussani, da: Luigi Amicone, Sulle tracce di Cristo. Viaggio in Terrasanta con Luigi Giussani )