Archivio per agosto 2010

Marija Judina: “La nostra giovinezza”

agosto 31, 2010

Se c’è un momento nella vita in cui è più evidente che il cuore è fatto per desiderare grandi cose questo è la giovinezza. Lo dicono bene queste frasi prese dalle memorie di Marija Judina, la coraggiosa pianista russa che fece breccia con la sua arte anche nel cuore di Stalin. Marija aveva 18 anni allo scoppio della Rivoluzione russa …

«La nostra giovinezza aveva le ali ai piedi, si nutriva di gratuità, povertà, del rombo lontano della guerra civile che divampava in altre regioni del nostro paese – e, se vogliamo, di romanticismo, di uno sguardo convinto e organico, carico di ideali, attraverso cui guardavamo a persone e avvenimenti, e ci guardavamo gli uni gli altri; al centro, per tutti e per ognuno, c’era la ricerca della verità … ciascuno a modo suo poteva ripetere le stupende parole di Blok: “Sento il fruscio delle pagine di storia che si voltano”. Non ci interessava la tranquillità, non ci interessava sistemarci o mettere da parte qualcosa; ci bastava un po’ di pesce secco e focacce di bucce di patate, scarpe di corda e vestiti lisi … Ci alzavamo e ci coricavamo con la poesia – chi con la poesia, chi con la musica; chi ancora, deciso a dedicare tutte le proprie energie al lavoro politico, all’edificazione di un mondo nuovo, metteva a repentaglio la vita nella guerra civile …; altri ardevano e si struggevano per gli avvenimenti ecclesiali (come chi scrive queste righe), mentre in altri ancora era forte il convincimento interiore della propria missione creativa in campo artistico o scientifico; ed eravamo sempre sereni …»

(Da Giovanna Parravicini Marija Judina più della musica p.30)

Santa Rosa da Lima e “la vera scala del paradiso”

agosto 24, 2010

Rosa nacque a Lima il 20 aprile 1586. Apparteneva a una nobile famiglia di origine spagnola. Ancora bambina, si consacrò al Signore e cominciò a condurre una vita di rigorosa penitenza e mortificazione. Il suo modello di vita fu santa Caterina da Siena. Come lei, vestì l’abito del Terz’ordine domenicano, a vent’anni. Allestì nella casa materna una sorta di ricovero per i bisognosi, dove prestava assistenza ai bambini ed agli anziani abbandonati. Ebbe visioni mistiche. Morì il 24 agosto 1617.

Dagli “Scritti” di santa Rosa da Lima:
Il Salvatore levò la voce e disse: Tutti sappiamo che la grazia segue alla tribolazione, intendano che senza il peso della afflizioni non si giunge al vertice della grazia, comprendano che quanto cresce l’intensità dei dolori, tanto aumenta la misura dei carismi. Nessuno erri né si inganni; questa é l’unica vera scala del paradiso, e al di fuori della croce non c’é altra via per cui salire al cielo. Udite queste parole, mi sentii spinta a scendere in piazza per gridare a tutti, qualunque fosse la loro età, il sesso e la condizione: Ascolta, popolo; ascoltiamo, genti tutte. Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca vi avverto che non si riceve grazia senza soffrire afflizioni. E’ necessario che dolori si aggiungano a dolori per conseguire l’intima partecipazione alla natura divina, la gloria dei figli di Dio e la perfetta bellezza dell’anima.
Questo stesso stimolo mi spingeva fortemente a predicare la bellezza della grazia divina, mi tormentava e mi faceva sudare ed anelare. Mi parve che l’anima non potesse più trattenersi nel carcere del corpo, ma che la prigione dovesse rompersi, ed essa, libera e sola, con più agilità, se ne andasse per il mondo gridando: Oh se i mortali conoscessero che gran cosa é la grazia, quanto é bella, quanto nobile e preziosa, quante ricchezze nasconde in sé, quanti tesori, quanta felicità e delizie! Senza dubbio andrebbero essi stessi alla ricerca di fastidi e pene; andrebbero questuando molestie, infermità e tormenti invece che fortune, e ciò per conseguire l’inestimabile tesoro della grazia. Questo é l’acquisto e l’ultimo guadagno della sofferenza ben accettata. Nessuno si lamenterebbe della croce e dei dolori, che gli toccano in sorte, se conoscesse con quali bilance vengono pesati nella distribuzione fra gli uomini.” .

(S. Rosa da Lima: Al medico Castillo; ed. L. Getino, La Patrona dell’América, Madrid 1928, pp. 54-55)

Signore, io ho tempo!

agosto 9, 2010

Sono uscito, o Signore. Fuori la gente usciva.
Andavano, venivano,camminavano, correvano.
Correvano i motorini. Correvano le macchine.
Correvano i camion. Correva la strada.
Correva la città. Correvano tutti.
Correvano per non perdere tempo.
Correvano dietro al tempo, per guadagnar tempo.
Arrivederci, signore, scusi, non ho tempo.
Ripasserò, non posso attendere, non ho tempo.
Termino questa lettera, perché non ho tempo.
Avrei voluto aiutarla, ma non ho tempo.
Non posso accettare.. per mancanza di tempo.
Vorrei pregare, ma non ho il tempo.
Il bambino, gioca, non ha tempo subito… più tardi…
Lo scolaro, deve fare i compiti, non ha tempo subito… più tardi…
L’universitario, ha i suoi corsi e tanto lavoro, non ha tempo subito…più tardi…
Il giovane, fa dello sport, non ha tempo subito… più tardi…
Il padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo subito… più tardi…
I nonni, hanno i nipotini, non hanno tempo subito… più tardi…
Sono malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo adesso…
più tardi…
Sono moribondi, non hanno… Troppo tardi!… non hanno più tempo!
Così gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore.
Passano sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi.
E non arrivano mai a tutto, perché manca loro tempo.
nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo,
anzi manca loro molto tempo.
Signore, sembra che Tu abbia fatto un errore di calcolo.
Le ore sono troppo brevi! I giorni sono troppo brevi!
Le vite sono troppo brevi! Ma Tu sai quello che fai.
Tu non ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini.
Tu doni a ciascuno il tempo di fare
quello che tu vuoi che egli faccia.
Ma non bisogna perdere tempo,
sprecare tempo, ammazzare il tempo.
Perché il tempo è un regalo che tu ci fai,
ma un regalo che non si conserva.
Signore, io ho tempo. Tutto il tempo che tu mi dai.
Gli anni della mia vita. Le giornate dei miei anni.
Le ore delle mie giornate.
Sono tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma,
ma riempirli tutti, fino all’orlo,
Per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida
Tu faccia un vino generoso,
come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.
Non Ti chiedo questa sera, o Signore, il tempo di fare questo
e poi ancora quello che io voglio,
ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente,
nel tempo che tu mi dai,
quello che tu vuoi ch’io faccia.
In questo sta la felicità.

(Da: Michel Quoist , Preghiere)

Credere

agosto 4, 2010

Di fronte a Gesù, i (vangeli) Sinottici dicono che bisogna convertirsi … cioè ci si gira verso di Lui , abbandonandosi al Suo Vangelo. Per Marco, il Vangelo di Gesù Cristo è Gesù stesso … Gesù Cristo è l’Evangelo, la bella notizia che porta salvezza.
Ora, Giovanni (evangelista) non parla di conversione … usa un’altra parola per esprimere l’atteggiamento giusto: il verbo «credere». Che cosa significa credere secondo Giovanni? «Pistèuein» (credere) esprime una concezione di fede sempre in movimento verso la persona di Gesù … la fede non è tanto una disposizione interna dell’animo, non è tanto l’assenso dell’intelletto, quanto l’impegno attivo ad andare verso la persona di Gesù e a stringere con lui una relazione sempre più forte e profonda; non con un’idea di Gesù, ma con la Sua persona, non con un sistema dottrinale incentrato su Gesù, ma con la persona di Gesù vivo, amato appassionatamente, conosciuto attraverso un’esperienza dinamica di convivenza con Lui lungo tutto il corso dell’esistenza terrena …
Allora, l’atto di fede, dell’adesione anche a proposizioni rivelate che non comprendi con evidenza, diventa razionale perché tu sai chi è Colui a cui ti sei abbandonato … «Credere», nel Vangelo di Giovanni .. è l’accettazione piena nella mia vita di Gesù e di ciò che proclama di essere; accettazione accompagnata dalla dedizione della mia vita a Lui.

(Enrico Manfredini, La Conoscenza di Gesù, pp. 66 – 70)