Archivio per febbraio 2010

Il Miracolo del Perdono

febbraio 28, 2010

È accaduto mentre era in corso il recente Sinodo dei vescovi per l’Africa. …Tra le centinaia di partecipanti, c’era pure un gruppetto di “uditori” di cui faceva parte anche Christophe Habiyambere, responsabile della “Communauté Emmanuelle”, sorta in Rwanda nel 1990 … Christophe, ha raccontato di una ragazza che vive a Kigali, oggi madre di un bambino, ma al tempo del genocidio rwandese (1994) bambina di appena 9 anni. Benché così piccola, fu spietatamente costretta ad assistere allo sterminio della sua famiglia e a altre orribili coercizioni. Il mitra puntato sulla faccia avrebbe fatto partire il colpo qualora si fosse rifiutata, e dovette ubbidire, riportando però un trauma che la rese muta. “Poteva comunicare con gli altri solo con lo scritto – ha detto Christophe – cosa che fortunatamente faceva abbastanza speditamente, ma sempre di mala voglia. In comunità abbiamo pregato molto per lei”.
“Qualche anno fa la ragazza ha chiesto di poter incontrare l’assassino della sua famiglia, in carcere a Gikondo, vicino a Kigali, perché voleva perdonarlo. Lei non sapeva – ha precisato Christophe – che nel frattempo l’uomo s’era convertito e che giorno e notte si rimproverava quel delitto che gli aveva tolto la pace. Nel momento stesso in cui la ragazza gli ha detto:  “Ti perdono”, lui è scoppiato a piangere e lei ha riacquistato la parola! Potrei raccontare decine e decine di episodi del genere – ha concluso Christophe – perché nei centri spirituali che abbiamo aperto in questo Paese, bello di mille colline, ne accadono tutti i giorni”.
Nel “Centro Gesù misericordioso”, aperto a Ruhango nel 1994 e animato da due sacerdoti pallottini, circa ventimila persone partecipano ogni prima domenica del mese alla “giornata di guarigione interiore”, ascoltando un’esortazione e pregando a lungo davanti al santissimo sacramento. “È un forte momento di incontro con il Signore – spiega Christophe – per tutti quelli che hanno il cuore ferito e sanguinante ricordando le persone che hanno ucciso, i tabernacoli profanati, le violenze e gli abomini commessi.
Arrivano anche le vittime, che sono numerosissime:  donne violentate e infettate dall’Aids; vedove e adolescenti … ognuno arriva con il suo carico di sofferenza e riparte rappacificato con Dio, con i fratelli e con se stesso.

(da:E. Picucci , L’Africa che non fa notizia , L’Osservatore Romano – 27.02.2010)

Nell’Anno Sacerdotale un ricordo di San Francesco

febbraio 20, 2010

Francesco d’Assisi – racconta il suo primo biografo, Tommaso da Celano – “ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore”. E “riteneva grave segno di disprezzo non ascoltare almeno una messa al giorno, se il tempo lo permetteva. Si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri”. … E voleva anche che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché a esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento. “Se mi capitasse – diceva spesso – d’incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi infatti:  Ohi! Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano!”.
In questa pagina è riassunto tutto il senso della vita eucaristica di san Francesco. Non manca proprio nulla:  la messa, la comunione, l’adorazione, il decoro dell’altare e delle chiese, la venerazione per i sacerdoti. ….
Francesco non si stanca di raccomandare ai sacerdoti soprattutto l’umiltà, riferendo l’esempio di Gesù stesso il quale “ogni giorno si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine:  ogni giorno, infatti, egli stesso viene a noi in apparenza umile, ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote”. E le mani del sacerdote dovrebbero essere pure come quelle della Madonna, raccomanda il serafico padre, esprimendosi con queste parole sublimi:  “Ascoltate, fratelli miei. Se la Beata Vergine è così onorata, come è giusto, perché lo portò nel suo santissimo grembo (…) quanto deve essere santo, giusto e degno colui che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca e offre agli altri, perché ne mangino,  Lui non già morituro, ma in eterno vivente e glorificato, sul quale gli angeli desiderano fissare lo sguardo”.

(da: Stefano Maria Manelli , Francesco d’Assisi modello d’amore eucaristico , L’Osservatore Romano – 20 febbraio 2010)

Don Andrea Santoro: “Morire per il Signore”

febbraio 3, 2010

Don Andrea Santoro, (il sacerdote romano ucciso a Trabzon, in Turchia da un giovane mussulmano, il 5 febbraio del 2006) scriveva ai suoi genitori dalla Terra Santa e precisamente da Betania, il 5 febbraio 1981:

«Domani mattina vado a Nazaret e mi fermo sei giorni. Ritornerò giù passando per Cesarea (lungo il mare), dove sono accaduti episodi importantissimi raccontati negli Atti degli apostoli, e da dove si imbarcò san Paolo (dopo una prigionia di due anni) per venire a Roma. Lui trovò Nerone ed ebbe la fortuna di morire per il Signore. Io troverò voi e tanti amici, ma spero di avere la stessa fortuna, grazia e coraggio di morire per il Signore. Ci sono molti modi per morire: l’importante è dire sì a quello che ti manda Dio».

(da: Francesco Rossi De Gasperis, Don Santoro: morire per Dio, Avvenire 02.02.2010)