Archivio per aprile 2009

Madre Teresa e Pier Paolo Pasolini

aprile 22, 2009

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“Se vuoi” è una piccola e agile rivista di orientamento per i giovani. Dando uno sguardo all’ultimo numero mi sono imbattuto in questo articolo interessante del card Angelo Comastri

Sul finire degli anni 60, Pier Paolo Pasolini, dopo aver incontrato Madre Teresa di Calcutta, uscì in questa incantevole esclamazione: «Madre Teresa quando guarda, vede!»... A proposito del suo “vedere”, io ricordo un episodio di straordinaria bellezza.
Nel 1988 ella venne a trovarmi a Porto Santo Stefano, dove ero parroco da diversi anni. Mi disse: «Non fare cose chiassose. Facciamo un po’ di preghiera per accogliere amore e diventare amore!».
Non mi fu possibile esaudire completamente il desiderio della madre e, pertanto, al suo arrivo ella trovò un po’ di inevitabile ufficialità.
Salutò tutti i con la sua consueta amabilità e poi si avviò verso il luogo dove l’attendeva una straordinaria assemblea: circa 20.000 persone! Madre Teresa improvvisamente si diresse verso un punto preciso. Che cosa aveva visto! Aveva visto gli ammalati e il suo cuore aveva preso le ali e il suo volto era diventato raggiante: aveva visto! E così sorprese tutti.
Pier Paolo Pasolini capì che madre Teresa vedeva qualcosa dove noi non vedevamo niente: e riconobbe il mistero, il mistero della santità!
Augusto Guerriero (noto con lo pseudonimo di Ricciardetto) negli anni ‘70 fu uno scrittore molto polemico nei confronti della religione…. ….Tuttavia, quando incontrò Madre Teresa, Ricciardetto fu capace di scrivere: «Non avevo mai incontrato un santo. Questo incontro mi ha profondamente commosso. Madre Teresa in India mantiene 50.000 lebbrosi, organizza scuole e ricoveri per ragazzi. Ora ha aperto una casa per lebbrosi nello Yemen. ‘Diamo loro un po’ di luce’, disse. ‘Sono nostri fratelli. Pregate per loro’. Io le baciai la mano più volte, … e non risposi perché era la commozione che mi impediva di parlare. Nei suoi occhi splendeva la luce del messaggio cristiano, del vero messaggio cristiano, che è l’amore. Io sentii tutta la vanità del mondo in cui sono vissuto, delle sue passioni, delle sue lotte, le sue ambizioni. …. Perché vi è un solo ideale per cui valga la pena di vivere: è la carità».
Così era Madre Teresa e così la riconoscevano anche i ‘lontani’.

(card. Angelo Comastri, Madre Teresa, qualcosa di bello per Dio, Rivista ‘SE VUOI’, 27.03.09)

“È morto per i nostri peccati, è risorto per la nostra giustificazione” (Rm 4, 25)

aprile 13, 2009

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Uno stralcio dell’omelia del predicatore della Casa Pontificia, il cappuccino padre Raniero Cantalamessa, durante la celebrazione della Passione del Signore presieduta dal Papa nel pomeriggio del Venerdì santo.

«Il fatto è che san Paolo prende sul serio il peccato, non lo banalizza. Il peccato è, per lui, la causa principale dell’infelicità degli uomini, cioè il rifiuto di Dio, ed è la causa ultima anche dei mali sociali che affliggono l’umanità.
Si fanno analisi a non finire della crisi economica in atto nel mondo e delle sue cause, ma chi osa mettere la scure alla radice e parlare di peccato? L’elite finanziaria ed economica mondiale era diventata una locomotiva impazzita che avanzava a corsa sfrenata, senza darsi pensiero del resto del treno rimasto fermo a distanza sui binari…
L’Apostolo definisce l’avarizia insaziabile una “idolatria” (Colossesi, 3, 5) e addita nella sfrenata cupidigia di denaro “la radice di tutti i mali” (1 Timoteo, 6, 10). Possiamo dargli torto? Perché tante famiglie ridotte al lastrico, masse di operai che rimangono senza lavoro, se non per la sete insaziabile di profitto da parte di alcuni? E perché, nel terremoto degli Abruzzi di questi giorni, sono crollati tanti palazzi costruiti di recente? Cosa aveva indotto a mettere sabbia di mare al posto di quella di fiume?
Con la sua morte, Cristo.. non ha soltanto denunciato e vinto il peccato; ha anche dato un senso nuovo alla sofferenza, anche a quella che non dipende dal peccato di nessuno, come, appunto, il dolore di tante vittime del terremoto che ha sconvolto la regione dell’Abruzzo. Ne ha fatto una via alla risurrezione e alla vita. Il senso nuovo dato da Cristo alla sofferenza non si manifesta tanto nella sua morte, quanto nel superamento della morte, cioè nella risurrezione. “È morto per i nostri peccati, è risorto per la nostra giustificazione” (Rom, 4, 25)… Cristo non è venuto dunque ad aumentare la sofferenza umana o a predicare la rassegnazione ad essa; è venuto a darle un senso e ad annunciarne la fine e il superamento…»

(P. Raniero Cantalamessa, Fino alla morte, e alla morte di croce, l’Osservatore Romano, 11.04.2009)

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Una Presenza nella storia

aprile 8, 2009

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Nell’introduzione alla sua famosa Vita di Gesù, scritta nel 1835, D.F. Strauss afferma: «La storia evangelica sarebbe inattaccabile se si dimostrasse che fu scritta da testimoni oculari o perlomeno da autori vicini ai fatti accaduti».

(Tuttavia) nei confronti delle fonti cristiane, tra gli studiosi si è diffuso il dubbio di parzialità. La credibilità è posta in discussione in quanto si tratta di testimonianze rese da cristiani in favore di altri cristiani; ossia, sono opere di testimoni non neutrali…

In realtà, il dubbio sull’attendibilità delle fonti cristiane è sorto poiché ciò che narrano viene ritenuto impossibile; in sostanza, non si pone in discussione (il fatto) che gli autori (di queste fonti) siano cristiani, ma piuttosto si afferma che il loro contenuto è decisamente soprannaturale. Un tale atteggiamento implica la negazione della categoria della possibilità e circoscrivere la ragione nell’ambito del quantificabile e del calcolabile, impedendo così di realizzare uno studio obiettivo dei dati storici.

Poiché Gesù di Nazaret è un uomo del passato, la sua conoscenza storica si acquisisce attraverso le fonti. Ma non solo.
I cristiani hanno una pretesa, che consiste proprio nell’affermare che Gesù è risuscitato dopo la sua morte ed è vivo; pertanto è ancora possibile incontrarlo oggi.
In realtà il cristianesimo ha ragione di esistere soltanto se la presenza di Gesù permane nella storia, in quanto esso consiste essenzialmente nell’incontro e nell’adesione personale a Gesù.

La ricerca storica non può trarre conclusioni sulla divinità di Gesù, può comunque studiare le tracce che questo evento eccezionale ha lasciato nella storia e valutare la spiegazione più adeguata del fatto storico che definiamo cristianesimo.

(José Miguel García, Il protagonista della storia, pp. 18 – 19)

Gesù è veramente risorto!
BUONA PASQUA A TUTTI!
don Renato

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