Archivio per ottobre 2012

«Gesù, fissatolo, lo amò»

ottobre 21, 2012

22 ottobre. La Chiesa ricorda nel suo calendario il beato Giovanni Paolo II. Ecco un frammento dalla lettera che papa Wojtyła scrisse ai Giovani nel 1985 in occasione dell’Anno Internazionale a loro dedicato. La lettera presenta un lungo commento al brano del Vangelo che parla dell’incontro di Gesù con il giovane ricco. …

«Gesù, fissatolo, lo amò». Vi auguro di sperimentare uno sguardo così! Vi auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con amore! Egli guarda con amore ogni uomo. Il Vangelo lo conferma ad ogni passo. Si può anche dire che in questo «sguardo amorevole» di Cristo sia contenuto quasi il riassunto e la sintesi di tutta la Buona Novella. …
Sappiamo che Cristo confermerà e sigillerà questo sguardo col sacrificio redentivo della Croce, poiché proprio per mezzo di questo sacrificio quello «sguardo» raggiunse una particolare profondità di amore. In esso è contenuta una tale affermazione dell’uomo e dell’umanità, della quale solo egli è capace, solo Cristo Redentore e Sposo. Egli solo «sa quello che c’è in ogni uomo» (cfr. Gv 2,25): conosce la sua debolezza, ma conosce anche e soprattutto la sua dignità.
Auguro a ciascuno e a ciascuna di voi di scoprire questo sguardo di Cristo e di sperimentarlo fino in fondo. Non so in quale momento della vita. Penso che ciò avverrà quando ce ne sarà più bisogno: forse nella sofferenza, forse insieme con la testimonianza di una coscienza pura, come nel caso di quel giovane del Vangelo, o forse proprio in una situazione opposta: insieme col senso di colpa, col rimorso di coscienza. Cristo, infatti, guardò anche Pietro nell’ora della sua caduta, quando egli ebbe rinnegato tre volte il suo Maestro (cfr. Lc 22,61).
E’ necessario all’uomo questo sguardo amorevole: è a lui necessaria la consapevolezza di essere amato, di essere amato eternamente e scelto dall’eternità (cfr. Ef 1,4). Al tempo stesso, questo eterno amore di elezione divina accompagna l’uomo durante la vita come lo sguardo d’amore di Cristo. E forse massimamente nel momento della prova, dell’umiliazione, della persecuzione, della sconfitta, allorché la nostra umanità viene quasi cancellata agli occhi degli uomini, oltraggiata e calpestata: allora la consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre, diventa un fermo punto di sostegno per tutta la nostra esistenza umana. Quando tutto si pronuncia in favore del dubbio su se stessi e sul senso della propria vita, allora questo sguardo di Cristo, cioè la consapevolezza dell’amore che in lui si è dimostrato più potente di ogni male e di ogni distruzione, questa consapevolezza ci permette di sopravvivere.
Vi auguro, dunque, di sperimentare ciò che sperimentò il giovane del Vangelo: «Gesù, fissatolo, lo amò».

(Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica ai Giovani e alle Giovani del mondo in occasione dell’Anno Internazionale della Gioventù,
pp. 22-24)

Giovanni Paolo II – Aprite le porte a Cristo

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“Guarda giù, Signore!”

ottobre 3, 2012

Settembre 1943. Dopo l’armistizio dell’Italia con gli Alleati molti reparti dell’esercito italiano sono allo sbando. C’è gente che ne approfitta per saccheggiare le caserme e portare a casa quello che può… Una compagnia di artiglieri alpini della Julia in marcia verso Tarcento si trova di fronte ad uno spettacolo del genere e tra i soldati c’è chi commenta …

— Il popolo italiano, sarà libero quando sarà educato — disse il sergente Fraita.
— Cosa ti salta in mente? Fai il filosofo a quest’ora, accidenti! — commentò il tenente Ferrieri guardandolo meravigliato.
— Io non c’entro, sior tenente. L’ha scritto Giuseppe Mazzini, mica io; avrà avuto le sue ragioni, non so; io l’ho imparato al corso sottufficiali.
Il conducente di muli Pilon aveva udito e provò una stretta al cuore. — Bisogna capirli — disse, — sono povera gente. Hanno fame, cercano di portare a casa qualcosa. Sperano di rivendere, qualunque cosa. Non hanno niente a casa, solo i figli che hanno ancora più fame. E allora quella gente é disperata, da tanto tempo.

La sosta si prolungava, Pilon sedette su un paracarro al bordo della strada, guardava in silenzio la gente nel cortile. In modo diverso, ma anch’egli si sentiva disperato. Distolse lo sguardo dai tafferugli, fissò la informe colonna di soldati che sostava sulla strada. Stavano immoti, un po’ curvi in avanti per il peso dello zaino, silenziosi e sudati. Anche quello spettacolo gli stringeva il cuore. Allora voltò le spalle, si rigirò sul paracarro verso l’aperta campagna. Tutto cambiava, era bello e solenne e disteso.
Levò il naso all’insù, guardò il cielo.
Pilon era sempre stato in amicizia col cielo, anche nei giorni avversi della neve, della pioggia, del solleone. Voleva bene al cielo, perché era grande libero e luminoso; gli pareva che nel cielo andasse a espandersi certe volte quello che sentiva e non riusciva a dire.
Guardò in alto, da un capo all’altro, ma vide e sentì che in quel momento il cielo era vuoto; troppo lontano e distaccato dalla terra intorno a Pilon.
Allora Pilon si alzò dal paracarro, si trovò a levare le mani di tasca mentre guardava il cielo, e per chiamare aiuto mormorò: — Guarda giù — e le grosse labbra si muovevano appena — guarda giù, Signore!

(Giulio Bedeschi, Il peso dello zaino, pp. 160-161)