Archivio per dicembre 2008

La tenerezza, Piccinini e don Giussani

dicembre 31, 2008

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La notte del 26 maggio 1999, moriva a 48 anni, vittima di un gravissimo incidente stradale, Enzo Piccinini, chirurgo e responsabile di Comunione e Liberazione. Pochi mesi prima, il 12 dicembre 1998 aveva parlato davanti a ottomila studenti universitari di CL. Ecco un passaggio che mi ha molto colpito di quella sua testimonianza.

“Eravamo in macchina insieme (accompagnavo Giussani da Cesena a Bologna) e sì dialogava (gli facevo spesso da autista). Sì dialogava e lui fa:…
«Ma senti, tu vuoi bene alla tua famiglia?».
Dico: «Sì».
«Ai tuoi figli vuoi bene? ».
Dico: «Sì».
Lui mi dice: «Fai un esempio!».
Non so chi di voi sia mai riuscito a fare un esempio in merito. Non sapevo che cosa dire. Allora ho detto quello che succedeva:
«Guarda, succede spesso che vado a casa alla seta tardi, o per la professione o per il movimento, e mia moglie (allora abitavamo in una casa piccola), lascia un po’ aperte le porte delle camere per sentire se i figli si lamentano, se si svegliano. Io arrivo e debbo accendere solo le luci di entrata, perché se accendo le altre i figli sì svegliano e sono guai seri, perché mia moglie su queste cose… Accendo la luce di entrata, vado dentro pian piano, mi spoglio in corridoio senza far rumore; dalle porte socchiuse filtra questa luce che illumina i lettini in cui ci sono i figli. E’ difficile descrivere, mi prende una tenerezza infinita nel vedere quei gomitolini lì sul letto. Allora io furtivamente vado dentro, ne prendo su uno, e qualche volta sì svegliano: “papà!”, “Sssttt! Se no la mamma…..”. Li stringo un po’, me li sbaciucchio…»
Allora dico a Giussani: «Insomma, mi sembra di volergli bene».
E Gíussani fa:
«Non è mica così che si vuol bene. Guarda, il modo vero di voler bene è che, proprio quando questa tenerezza è intensa, vera e trascinante, umanamente trascinante, dovresti fare un passo indietro, guardarli e dire: “Che ne sarà di loro?”, perché, voler bene è capire che hanno un destino, che non sono tuoi, (sono tuoi e non sono tuoi), che hanno un destino e che è proprio guardando la drammaticità che il destino impone… che tu li rispetterai, gli vorrai bene, sarai disposto a fare tutto per loro, non ti farai ricattare dal fatto che ti obbediranno o no».

(Enzo Piccinini, Tu sol pensando o ideal, sei vero, suppl. a Tracce n° 6 1999, pp. 15-16)

La tenerezza di Getmanov

dicembre 30, 2008

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Una Bella pagina tratta da ‘Vita e Destino’ di Grossman. Siamo nel 1942, sul fronte russo. Getmanov, comandante di un reparto di carristi, dotato di un carattere deciso e formato all’ideologia del partito, è in partenza per la zona di combattimento. Saluta la moglie e si ferma un momento nella camera dei bambini. Qui lo assale ‘un’invincibile tenerezza’…

Attraversò la camera e si mise in ascolto:
“Dormono?”
“Certo, dormono” rispose Galina Terent’evna.
Andarono nella camera dei bambini. Era straordinario come quelle quelle due figure corpulente, massicce si muovessero nella penombra senza far rumore. Sulla candida tela dei cuscini risaltavano le teste brune dei bambini addormentati. Getmanov si fermò ad ascoltare il loro respiro.
Si portò la mano sul petto, per paura che il sordo pulsare del cuore li svegliasse. Qui, nella penombra, provava un senso angoscioso, opprimente e penetrante di tenerezza, di ansia, di pietà nei confronti dei figli. Sentiva il terribile desiderio di abbracciare il bambino, le figlie, di baciare i loro visetti addormentati. Qui provava una invincibile tenerezza, un amore incontrollato, qui si smarriva, restava confuso, debole.
Non lo spaventavano né lo agitavano i pensieri del nuovo compito che lo aspettava. Gli capitava spesso di dover intraprendere un lavoro nuovo, e capiva immediatamente la condotta da tenere, che coincideva sempre con la linea del partito. Sapeva che anche nel gruppo carristi avrebbe saputo quali misure adottare.
Ma come fare a legare una ferrea austerità con la tenerezza, con l’amore che non conosce né leggi, né linee di partito?
Si volse a guardare la moglie. Era ferma in piedi, con la mano appoggiata alla guancia, al modo contadino. Nella penombra il suo volto pareva più magro, giovane, quale era la prima volta che erano andati al mare, subito dopo sposati, alla casa per ferie “Ucraina”, proprio sulla riva del mare.
Sotto la finestra un’automobile lo chiamò con un leggero colpetto di clacson. Getmanov si volse nuovamente verso i figli, allargò le braccia esprimendo con questo gesto la sua impotenza davanti a un sentimento che non poteva dominare.
In corridoio, dopo le parole e i baci di congedo, indossò il pellicciotto, il colbacco, fece un passo in direzione della moglie e l’abbracciò di nuovo. In questo nuovo, ultimo saluto, quando attraverso la porta dischiusa l’umido e freddo vento della strada si mischiava al calore della casa, quando il pelo del pellicciotto sfiorava la seta fragrante della vestaglia, sentirono entrambi che la loro vita, fino ad allora una cosa sola, si spaccava all’improvviso, e l’angoscia bruciò loro il cuore.

(V. Grossman, Vita e Destino, pp. 112 – 113)

Natale 2008

dicembre 21, 2008

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«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». (Lc 2, 14)

«Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia; per questo lì nasce il canto… Il cuore di Dio, nella Notte santa, si è chinato giù fin nella stalla: l’umiltà di Dio è il cielo. E se andiamo incontro a questa umiltà, allora tocchiamo il cielo. Allora diventa nuova anche la terra». (Benedetto XVI)

Un sincero augurio di Buon Natale a tutti!
Don Renato

“La realtà è Cristo”

dicembre 16, 2008

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“La realtà, invece, è Cristo”.
Ogni volta che mi imbatto in questa frase di San Paolo rimango sconcertato. La realtà, cioè il mondo che ci circonda e ci preme da ogni parte e gli avvenimenti che accadono, le persone in cui ci imbattiamo ogni giorno, gli intrighi e i dolori che ci attraversano l’anima, le cose che non scorrono lisce, le preoccupazioni che appesantiscono il cammino: tutto questo è Cristo?
Dire che la realtà è Cristo significa che Lui si è collocato al fondo di ogni cosa e di ogni persona. Cristo, dice San Paolo, “è il primogenito di ogni creazione. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in Lui sussistono”.
Se così è, possiamo cominciare a domandare e a ricercare Cristo mentre viviamo, mentre incrociamo cose e persone …. La realtà comincia ad interessarci perché ha dentro Cristo; ogni cosa svela la sua struttura sacramentale: quasi come in un sacramento, attraverso di esse è Cristo che si manifesta … Le cose … gli avvenimenti sono attraversati dal fiume della provvidenza che tutto raccogli per condurlo ad un destino di bene …
Questa apertura fino al cuore degli avvenimenti, delle cose e delle persone è un suggerimento a non scappare dalla vita sognando un mondo diverso da quello che ci è stato donato.
Ogni frammento della vita è prezioso, in ogni avvenimento si svela una volontà di bene per noi. … Niente è da buttare.
Questo sguardo sulla storia che viviamo e sulla realtà che incontriamo è una grazia da domandare in questo Avvento carico di promessa. Vieni, Signore Gesù!

(Don Angelo Busetto, dalla rubrica “I giorni”, Nuova Scintilla , 14.12.2008)

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Il desiderio di piacerti

dicembre 10, 2008

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Persona dai mille interessi questo monaco americano Thomas Merton (1915-1968), nato in Francia da genitori di religione anglicana, entrambi artisti dediti alla pittura, che trascorre l’adolescenza in Nuova Zelanda e che frequenta gli studi liceali a Parigi e a Roma; che leggendo i libri di Gilson e di Maritain, si converte al cattolicesimo e nel 1938 diventa cistercense col nome di padre Luigi nella trappa di Nostra Signora del Getzemani nel Kentucky, dove nel 1948, ordinato sacerdote, diventa maestro dei novizi, scrive numerose poesie, racconta la sua esperienza contemplativa e nel 1968 muore a Bangkok dove si era recato per un incontro con i monaci buddisti. Una sequenza di date casuali attraverso cui passa la provvidenza di Dio, paziente nel rispettare la libertà dell’uomo.

«Io, Signore Iddio,
non ho nessuna idea di dove sto andando.
Non vedo la strada che mi sta davanti.
Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
Secondo verità, non conosco neppure me stesso
e il fatto che penso di seguire la tua volontà
non significa che lo stia davvero facendo.
Ma sono sinceramente convinto che in realtà
ti piaccia il mio desiderio di piacerti
e spero di averlo in tutte le cose,
spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
So che, se agirò così,
la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
quantunque io possa non capirne nulla.
Avrò sempre fiducia in te,
anche quando potrà sembrarmi di essere perduto
e avvolto nell’ombra della morte.
Non avrò paura, perché tu sei con me
e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli».

(Thomas Merton, cit. in Piero Viotto, “Lo studente dissoluto che divenne trappista” Osservatore Romano 10.12.2008)

Avvento: presenza e attesa

dicembre 8, 2008

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Cristo oppone “un fiume di luce” al “fiume sporco del male” che avvelena la storia umana. Lo ha ricordato Benedetto XVI all’udienza generale di mercoledì 3 dicembre, nell’Aula Paolo VI. Il Papa ha terminato la sua catechesi parlando dell’Avvento.

«Fratelli e sorelle, è tempo di Avvento. Nel linguaggio della Chiesa la parola Avvento ha due significati: presenza e attesa
Presenza: la luce è presente, Cristo è il nuovo Adamo, è con noi e in mezzo a noi. Già splende la luce e dobbiamo aprire gli occhi del cuore per vedere la luce e per introdurci nel fiume della luce. Soprattutto essere grati del fatto che Dio stesso è entrato nella storia come nuova fonte di bene. Ma Avvento dice anche attesa. La notte oscura del male è ancora forte. E perciò preghiamo nell’Avvento con l’antico popolo di Dio: “Rorate caeli desuper”. E preghiamo con insistenza: vieni Gesù; vieni, dà forza alla luce e al bene; vieni dove domina la menzogna, l’ignoranza di Dio, la violenza, l’ingiustizia; vieni, Signore Gesù, dà forza al bene nel mondo e aiutaci a essere portatori della tua luce, operatori della pace, testimoni della verità. Vieni Signore Gesù!»

(Benedetto XVI, Catechesi del mercoledì 3 dicembre 2008)

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“Gesù, io vorrei…”

dicembre 4, 2008

Mistica del XX Secolo, Maria Bolognesi visse tra il 1924 e il 1980. Patì le sofferenze del Cristo sul Calvario… ebbe un rapporto specialissimo con il Signore Gesù …Soffrì molto nel corpo a causa di varie malattie; la morte all’età di 56 anni non le consentì di portare a termine un suo progetto rivolto a chi ha bisogno. Esempio di straordinaria accettazione del disegno divino e di incomparabile affidamento a Nostro Signore; è in corso il suo processo di canonizzazione. Ecco una preghiera presa dalle pagine del suo diario. Porta la data del 17 aprile 1959.

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“Gesù, io vorrei
essere sacerdote, per tenerti sempre stretto a me!
Vorrei essere suora, per farti amare dalla comunità di anime sante.
Vorrei essere medico, per dire a tutti che la scienza umana, senza la mano di Dio, è come un pugno di polvere buttata al vento.
Vorrei essere maestra, per dire a tanti bambini che Gesù vuol essere amato da tutti.
Gesù, i miei occhi siano tuoi e non rimanga, ombra di peccato: pure le mie orecchie non odano altre cose se non le miserie dei fratelli, per dire loro che Tu desideri amore e penitenza.
La mia bocca non parli d’altre cose se non dell’amore tuo per noi.
Le mie mani sappiano lavorare per i poveri, ed accarezzare tanti ammalati di anima e di corpo.
I miei piedi sappiano camminare, per cercarti anime e portarle al tuo Cuore tanto addolorato.
La mia mente non rimanga mai confusa, ascoltando tante miserie; fa’ che tutto passi, come nulla ascoltassi, sapendo amare e perdonare,…

Gesù, mentre Ti parlo, mi accorgo che sono una piccola ombra… incapace di tutto”.

(Stanislao Avanzo, Maria Bolognesi, il fascino dell’umile, p. 117)

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