Archivio per settembre 2008

Un popolo nella notte

settembre 20, 2008

Un libro di Giorgio Paolucci racconta la storia del pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto giunto quest’anno alla trentesima edizione con la partecipazione di circa 70000 persone. Ne riprendo un frammento che ci ricorda come la vita di ogni giorno, in fondo, sia esperienza di pellegrinaggio….

«Il cammino a piedi dallo stadio Helvia Recina di Macerata alla basilica di Loreto dura circa otto ore. É una lunga notte che i pellegrini trascorrono nella preghiera, nel silenzio, nel ripensamento, rivivendo le gioie e i dolori che popolono l’esistenza quotidiana. La ragione fa i conti con i grandi interrogativi della vita, e scopre che da sola non basta per dare risposte esaurienti.

É necessario “allargare la ragione”….
É il tempo per chiedere…..

Nel pellegrinaggio ci si scopre nudi di fronte alla fragilitá e ai bisogni che accompagnano la condizione umana, e insieme disponibili a guardare al di lá della propria inadeguatezza. C’è un popolo in cammino verso una meta che nella notte non vede, ma che all’alba lo aspetta. Come l’oscurità lascerà spazio alla luce del giorno, cosí avviene nella vita dell’uomo: bisogna avere il coraggio di guardare in faccia il buio del proprio limite per poter scorgere, oltre quel buio, il volto del Mistero che lo supera.

Nelle domande che i pellegrini rivolgono alla Madonna sono contenuti il peso e il valore della loro umanità, un’umanità in cammino, che non censura nessuna dimensione, non si vergogna delle sue contraddizioni, dei suoi ripensamenti e ondeggiamenti. I viandanti si presentano spogli al cospetto di Colei che tutto può».

(Giorgio Paolucci, Un Popolo nella notte, pp. 44-45)

Il punto di partenza

settembre 15, 2008

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Il problema della fede non riguarda quello che non vediamo,
ma quello che vediamo.

Se siamo disponibili a lasciarci muovere, commuovere,
mettere in moto in tutta la nostra capacità umana
(che non è soltanto il nostro sentimento,
ma è ragione e libertà e affezione),
possiamo fare un percorso della conoscenza che ci porta alla fede
e vivere la fede in Gesù Cristo da uomini,
cioè senza censurare nulla,
con tutta la nostra umanità.

Il punto di partenza non è, non può essere un’immaginazione,
un sentimento, una deduzione, ma i fatti, il reale.
Il punto di partenza è l’attaccamento al reale,
a qualcosa di reale, tanto è vero
– e lo sappiamo bene osservando noi stessi –
che chi non trova una cosa reale non si guarda così.

La fede, espressione ultima di un’affezione a sé.

AIR – Comunione e Liberazione – La Thuile, 19-23 agosto 2008

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Forever Young

settembre 11, 2008

Ancora un frammento della testimonianza di mons. Paolo Pezzi al Meeting di Rimini. Un ricordo della famosa canzone di Bob Dylan e una riflessione sulla giovinezza vera del cuore

«A quindici anni mio fratello si portó a casa un disco di vinile ed era un disco di Dylan che veniva dagli Stati Uniti e dentro c’era una canzone che si chiamava “Foverver Young”. La sentii e …quando riuscii un po’ a capire di che cosa si trattasse nel contenuto, mi sembró una bestemmia. Come si puó augurare a uno di rimanere sempre giovane? E in effetti se concepisci la vita come una tensione a raggiungere un’autosufficienza, allora si puó essere vecchi giá a quindici anni. Vecchi come l’acqua di uno stagno che non si alimenta piú a nessuna fonte esterna a se stessa. E allora devi aspettare solo un sasso che muova lo stagno. Poi questo sasso è venuto. É stata la grazia di uomini toccati, attratti, presi dal mistero di Dio. Per me è stato l’incontro con uomini che vivevano di questa risposta al Mistero, al Mistero presente nella loro vita. E cosí ho scoperto che non è affatto vero che la vita consista nel raggiungere l’eccellenza in un dettaglio. Vivere rispondendo istante per istante al mistero di Dio che chiama: questo fa rimanere, o meglio, fa diventare sempre giovani.
C’è un’icona della Madre di Dio col Bambino… nella quale il Bambino Gesu’ è strano, ha il volto di un adulto. Ha la fronte alta del sapiente e il corpo è invece quello di un infante, di un bambino piccolo piccolo che ancora non sa parlare. Sembra una contraddizione eppure la vera saggezza, la maturita’ non è un sapere statico chiuso in sè. La sapienza suprema è proprio nel nascere sempre, nel riconoscersi sempre nascenti, attualmente generati da un Altro….. Ecco, da questa coscienza scaturisce come da una fonte inesauribile la giovinezza del cuore. “Ti ringrazio o Padre – diceva Gesú – perchè hai nascosto queste cose a quelli che si credono sapienti in questo mondo (e non hanno ancora compreso nulla) e le hai rivelate ai piccoli”. Allora la questione è diventata un’altra, cioè: come posso… servire a questo Mistero. Per potergli dire di sí, per potergli rispondere dovevo vivere un rapporto con questo Mistero di Dio, dovevo avere una familiaritá con Lui, con la sua voce, cosí da poter essere certo che rispondevo a Lui, se è da questo che dipende la realizzazione della vita, la possibilita’ di essere forever young… Cosi’ ho capito, con questa domanda viva, che dire si’ a Cristo… coincide sempre con il si’ che tu dici a persone concrete e a circostanze precise. Persone e circostanze che portano qualcosa di piú di se stesse, Qualcuno di infinitamente piu’ grande di loro».

(Mons. Paolo Pezzi, Partire per rimanere: comunione e missione in Russia, Meeting di Rimini 26.08.2008)

“Forever Young”: testo e traduzione

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L’uomo con la carriola di sassi

settembre 1, 2008

Un breve racconto di Tolstoj ripreso da mons Paolo Pezzi durante la sua lunga e bella testimonianza la Meeting di Rimini lo scorso 26 agosto.

«C’è un racconto di Tolstoj che esprime in modo suggestivo questo.
Si narra di un vecchio pellegrino che camminando per la sua strada arriva ad un grande spiazzo dove fervono dei lavori di costruzione. Gli viene incontro un uomo che spinge una pesante carriola colma di massi.
“Cosa stai facendo, fratello?” Chiese il vecchio.
“Non lo vedi? – rispose l’uomo asciugandosi il sudore – Trascino questa maledetta carriola di sassi”.
Il vecchio prosegue ed incontra un altro uomo che spinge anche lui una carriola di pietre. “Fratello, che cosa stai facendo?”. L’uomo si ferma a riprendere fiato: “Ma non vedi? Sto guadagnandomi il pane con il sudore della fronte”.
Ripreso il cammino, ecco un terzo uomo piegato nello sforzo di spingere una carriola di pietre. “Fratello, cosa stai facendo?”. L’uomo si ferma un istante, si asciuga il sudore dalla fronte e poi: “Non lo vedi? Sto costruendo la Santa Chiesa di Dio”.
E conclude (Tolstoj): “Come sarebbe bello se tutti lavorando fossero coscienti di costruire la Santa Chiesa di Dio!”.
Chi risponde partecipa coscientemente e diviene così un protagonista.
Claudel nel suo bellissimo… dramma teatrale “L’annuncio a Maria” dice: “Santità non è farsi lapidare in terra di pagania o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di Dio con prontezza sia che si tratti di restare al nostro posto o di salire più in alto”»

(Mons. Paolo Pezzi, Partire per rimanere: comunione e missione in Russia, Meeting di Rimini 26.08.2008)

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