Archivio per agosto 2012

É molto bello essere cristiani?

agosto 30, 2012

2 Agosto 1969. Papa Paolo VI è in Uganda. È la prima visita di un papa in terra africana. Al santuario di Namugongo ricorda i martiri ugandesi e imposta l’omelia come se si trattasse di rispondere alle domande dei fedeli…..

– Dunque, voi potete chiedermi, è molto bello essere cristiani?
Sì, figli carissimi, è molto, molto bello. Io vorrei che questo pensiero restasse impresso nella vostra memoria, anzi nella vostra coscienza, per sempre: è molto bello essere cristiani. Ma fate attenzione. È molto bello, ma non è sempre facile. Guardate i vostri Martiri. Per la loro fedeltà a Cristo essi hanno dovuto soffrire. Chi è cristiano deve vivere secondo la propria fede; e allora può capitare che questa coerenza alla fede esiga sacrificio; alcune volte esige grandi sacrifici, ma più spesso esige solo tanti sacrifici piccoli e frequenti, ma sacrifici cari e pieni di vigore nobile e virile che rendono forte e virtuosa la vita, la conservano pura e onesta, la rendono sempre rivolta all’amore; all’amore di Dio, ch’è la prima cosa che dobbiamo fare; e poi all’amore degli altri uomini, di quelli che ci sono più vicini specialmente, e sono il nostro prossimo, e all’amore poi di tutte le persone umane, buone e cattive, vicine o lontane.
Mi fate forse un’ultima domanda, che è questa:
– Come si fa a vivere bene la nostra fede cristiana?
Ecco, io riassumo così le tante cose che vorrei dirvi:
Primo: amate molto Gesù Cristo; cercate di conoscerlo bene, state uniti a Lui, abbiate in Lui molta fede e molta fiducia.
Secondo: siate fedeli alla Chiesa, pregate con lei, amatela, diffondetela, siate sempre pronti, come i nostri Martiri, a darle franca testimonianza.
Terzo: siate forti e coraggiosi; siate contenti, siate lieti e siate allegri, sempre! Perché la vita cristiana, ricordatelo, è molto bella!

(Paolo VI, Omelia al Santuario di Namugongo , 2 agosto 1969)

Testo completo dell’omelia

Tu ci sei necessario, o Cristo

agosto 17, 2012

1955. Solo da alcuni mesi Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, è arcivescovo a Milano. Per la Quaresima scrive la sua prima Lettera pastorale: “Omnia nobis est Christus”. Ripete a tutti che “Cristo è necessario. Cristo è sufficiente. Cristo è tutto per noi”. Alla radice della sua predicazione rivela il desiderio di trasmettere ai sacerdoti e ai laici un amore a Cristo vibrante, riconoscente, libero …

Io vi dirò cosa che tutti già conosciamo, ma che non mai abbastanza meditiamo nella sua fondamentale importanza e nella sua inesausta fecondità; ed è questa: …Gesù Cristo, Nostro Signore, è a noi necessario. Non si dica consueto il tema; esso è sempre nuovo; non lo si dica già conosciuto; esso è inesauribile.

O Cristo, nostro unico Mediatore, Tu ci sei necessario per venire in comunione con Dio Padre, per diventare con Te, che sei suo Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi, per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario, o solo vero Maestro delle verità recondite e indispensabili della vita, per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.
Tu ci sei, necessario, o Redentore nostro, per scoprire la nostra miseria morale e per guarirla; per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità; per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o Fratello primogenito del genere umano, per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande Paziente dei nostri dolori, per conoscere il senso della sofferenza e per dare ad essa un valore d’espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o Vincitore della morte, per liberarci dalla disperazione e dalla negazione e per avere certezza che non tradisce in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio con noi, per imparare l’amore vero e per camminare nella gioia e nella forza della Tua carità la nostra via faticosa, fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso, con Te benedetto nei secoli.

(G. Battista Montini, Omnia nobis est Christus, Lettera Pastorale
all’Arcidiocesi di Milano, Quaresima 1955)

Omnia nobis est Christus

Sull’altare del mondo

agosto 10, 2012

«Quando penso all’Eucaristia, guardando alla mia vita di sacerdote, di Vescovo, di Successore di Pietro, mi viene spontaneo ricordare i tanti momenti e i tanti luoghi in cui mi è stato concesso di celebrarla. Ricordo la chiesa parrocchiale di Niegowić, dove svolsi il mio primo incarico pastorale, la collegiata di san Floriano a Cracovia, la cattedrale del Wawel, la basilica di san Pietro e le tante basiliche e chiese di Roma e del mondo intero. Ho potuto celebrare la Santa Messa in cappelle poste sui sentieri di montagna, sulle sponde dei laghi, sulle rive del mare; l’ho celebrata su altari costruiti negli stadi, nelle piazze delle città…
Questo scenario così variegato delle mie Celebrazioni eucaristiche me ne fa sperimentare fortemente il carattere universale e, per così dire, cosmico. Sì, cosmico! Perché anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l’Eucaristia è sempre celebrata, in certo senso, sull’altare del mondo. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato.
Il Figlio di Dio si è fatto uomo, per restituire tutto il creato, in un supremo atto di lode, a Colui che lo ha fatto dal nulla. E così Lui, il sommo ed eterno Sacerdote, entrando mediante il sangue della sua Croce nel santuario eterno, restituisce al Creatore e Padre tutta la creazione redenta. Lo fa mediante il ministero sacerdotale della Chiesa, a gloria della Trinità Santissima. Davvero è questo il mysterium fidei che si realizza nell’Eucaristia: il mondo uscito dalle mani di Dio creatore torna a Lui redento da Cristo».

(Giovanni Paolo II, Lettera enciclica
”Ecclesia de Eucharistia”, n° 8)

“La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”

agosto 6, 2012

Nel giorno anniversario della morte di Paolo VI, mi sembrano significative queste righe, prese dai suoi scritti giovanili, in relazione al tema del Meeting di Rimini di quest’anno …

«Alcune volte, quando ero costretto a rimanere a casa da scuola, la mia mente si è aperta in pensieri più seri. Una volta, camminando di sera guardavo le stelle lucide del firmamento e procuravo che la mia mente fosse compresa dell’immensità del creato: capivo che tutti gli astri non erano che pulviscoli giranti rispetto all’immensità dello spazio, pure, al pensiero di essere confinato in questo mondo, per l’uomo così vasto,… e al vedere al di sopra di me migliaia di mondi ignoti rappresentanti per me bellezze e attrattive fantastiche… provavo un vivo desiderio d’una felicità non legata al misero fango della terra.
E a me stesso davo questa risposta: “Sei destinato ad essere assunto principe nel regno che governa il cielo”.
E all’idea del cielo creato, l’altra (idea) subentrava, più maestosa ancora, del cielo divino.
Dunque, pensavo, io povero essere piccolo e confinato sopra un pulviscolo errante, uscirò domani al Sole e sarò capace di comprendere questa Luce infinita?
Domani vagherò per gli spazi infiniti cantando inni al Creatore?
È così grande e potentemente affascinante ed immenso il fine, la meta dell’uomo? … Allora sentii che – ogni cosa sotto il sole è vanità e afflizione di spirito – e provai un vivo desiderio di salire in alto, libero da ogni impaccio…
Contrapposta a questa smania di felicità indefinita, la prosa della vita umana mi si presenta più viva… una lunga storia di amore e di pianto: la Redenzione. Capisco che questa è la via, la verità, la vita…»

(da: G.B.Montini, Lettera ad Andrea Trebeschi, 30-11-1914)