Archivio per novembre 2008

Paolo, la fede e l’amore

novembre 25, 2008

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Nel Vangelo l’unico criterio della giustizia è l’amore: lo ha ricordato Benedetto XVI durante l’udienza generale di mercoledì 19 novembre, in piazza San Pietro. Parlando di san Paolo il Papa ha spiegato che “nel duplice amore di Dio e del prossimo è presente e adempiuta tutta la Legge”.

«Quando Paolo incontrò il Risorto sulla strada di Damasco era un uomo realizzato: irreprensibile quanto alla giustizia derivante dalla Legge (Cfr. Fil 3, 6)…. L’illuminazione di Damasco gli cambiò radicalmente l’esistenza: cominciò a considerare tutti i meriti, acquisiti in una carriera religiosa integerrima, come “spazzatura” di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo (Cfr. Fil 3, 8)…. Il tesoro nascosto nel campo e la perla preziosa nel cui acquisto investire tutto il resto non erano più le opere della Legge, ma Gesù Cristo, il suo Signore…
Con Cristo, il Dio di Israele, l’unico vero Dio, diventava il Dio di tutti i popoli. Il muro – così dice nella Lettera agli Efesini – tra Israele e i pagani non era più necessario: è Cristo che ci protegge contro il politesimo e tutte le sue deviazioni; è Cristo che ci unisce con e nell’unico Dio; è Cristo che garantisce la nostra vera identità nella diversità delle culture. Il muro non è più necessario, la nostra identità comune nella diversità delle culture è Cristo, ed è lui che ci fa giusti. Essere giusto vuol semplicemente dire essere con Cristo e in Cristo. E questo basta…
La fede è guardare Cristo, affidarsi a Cristo, attaccarsi a Cristo, conformarsi a Cristo, alla sua vita. E la forma, la vita di Cristo è l’amore; quindi credere è conformarsi a Cristo ed entrare nel suo amore. Perciò san Paolo nella Lettera ai Galati, … parla della fede che opera per mezzo della carità». (cfr Gal 5,14)

(Benedetto XVI, catechesi del 19.11.2008)

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L’Amore e l’Eterno

novembre 21, 2008

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Si sta preparando in parrocchia il corso per i fidanzati che si preparano al matrimonio. Ripenso a certe frasi di Karol Wojtyła nell’opera teatrale “La bottega dell’Orefice”…

«L’amore non è un’avventura. Prende sapore da un uomo intero. Ha il suo peso specifico. È il peso di tutto il tuo destino. Non può durare un solo momento. L’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore. Ecco perché si ritrova nella dimensione di Dio – solo Lui è Eternità. …

La gente si lascia trascinare nell’amore come se fosse un assoluto, anche se mancano le misure dell’assoluto. La gente segue la propria illusione, senza cercare di innestare questo amore nell’Amore che ha quella misura.
Non hanno neanche il sospetto di questa necessità…
È una mancanza di umiltà verso quello che dovrebbe essere l’amore nella sua vera essenza.
Questo pericolo diminuisce se ne siamo coscienti. In caso contrario… l’amore cede sotto il peso della realtà quotidiana.

Certe volte la vita umana sembra essere troppo corta per l’amore. Certe volte invece no – l’amore umano sembra essere troppo corto per una lunga vita. O forse troppo superficiale. In ogni modo l’uomo ha a disposizione una esistenza e un amore – come farne un insieme che abbia senso?
Eppoi questo insieme non può mai essere chiuso in se stesso. Deve essere aperto perché da un lato deve influire sugli altri esseri. Dall’altro deve riflettere sempre l’Essere e l’Amore assoluto.
Deve rifletterli almeno in qualche modo.

È questo il senso ultimo della vostra esistenza!»

(Karol Wojtyła, La Bottega dell’Orefice, pp. 48.81-82)

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Il trionfo di Cristo sulla morte

novembre 4, 2008

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La notizia è dell’agenzia AsiaNews ed è di qualche giorno fa’.

Si sono svolte, nella pro-cattedrale di San Vincenzo a Bhubaneshwar (Orissa), le esequie di p. Bernard Digal, morto in conseguenza delle battiture subite da estremisti indù due mesi fa. Il funerale, cominciato nella tristezza e nel lutto, si è trasformato in una testimonianza di fede e di speranza. L’eucaristia, è stata presieduta da mons. Raphael Cheenath, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar. Presenti anche mons. Thomas Thiruthalil, vescovo di Balasore (Orissa) e mons. Sarat Nayak di Berhampur insieme a più di 150 preti e oltre 3 mila fedeli. Molti di essi sono giunti dai campi di rifugio dove sono ospitati dopo che i loro villaggi sono stati distrutti dai gruppi estremisti indù.

P. Bernard Digal era del distretto di Kandhamal, la zona in cui dal 23 agosto sono scoppiate le violenze contro i cristiani. … Per tutta la celebrazione poliziotti e personale di sicurezza hanno circondato la chiesa per evitare attacchi dei fondamentalisti indù. La liturgia si è svolta in maggior parte in lingua Oriya, con alcune parti in inglese e con l’uso di flauti e altri strumenti musicali locali. “Via via che il rito si svolgeva – dice un testimone – le facce della gente si trasformavano: da tristi e abbattute, diventavano calme e piene di fede”.

Il volto di p. Bernard, adagiato nella bara e avvolto nelle vesti sacerdotali, portava ancora i segni delle percosse ricevute, con ematomi sul viso e rigonfiamenti. Lo scorso 25 agosto Il sacerdote era stato picchiato per ore dai fondamentalisti , che lo avevano lasciato tramortito e seminudo nella foresta, dove era stato raccolto dopo dieci ore. Pur curato a Mumbai e poi a Chennai, è morto per un ematoma al cervello e per difficoltà di respirazione. “I funerali di p. Bernard – dice uno dei fedeli – sono stati una catechesi vivente della forza di Cristo, che porta la vita dove prima dominava la morte. In questa liturgia abbiamo potuto gustare ancora la pace dopo due mesi di terrore”.

Mons. Sarat Nayak, vescovo di Berhampur, è stato compagno di seminario di p. Bernard dice ad AsiaNews: “Sono triste per la perdita di questo fratello e amico, ma anche consolato. P. Bernard era un altro Cristo, immerso nella passione e nella morte di nostro Signore. Le orribili sofferenze che egli ha patito lo hanno unito completamente al suo Maestro.….. P. Bernard non è uno sconfitto, ma un martire vittorioso. Il suo sacrificio porterà frutti a tutta la Chiesa, e soprattutto alla sua gente a Kandhamal”.

P. Mrutyunjay Digal, segretario di mons. Cheenath, ricorda che le ultime parole del sacerdote sono state di perdono: “L’ho incontrato all’ospedale di Kalinga qualche giorno dopo le violenze da lui subite. Aveva il corpo e la testa fasciati e faceva fatica a muoversi anche un minimo. Eppure le sue parole erano di perdono per gli estremisti e mi domandava preoccupato della sorte degli altri sacerdoti e fedeli della zona. Ora avrà cura di Kandhamal dal cielo”.

(Nirmala Carvalho, Asianews, 31.10.2008)

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