Archivio per luglio 2012

“Chiamami, parlami, raccontami…”

luglio 29, 2012

Che cosa può dire Gesù, che cosa può raccomandare o suggerire ad un suo sacerdote o ad un semplice fedele che si metta in atteggiamento di preghiera? Gaston Courtois, nel suo “Il Maestro parla al cuore” , immagina che il Signore parli così…

Chiamami in aiuto, con dolcezza, con calma, con amore.
Non credere che io rimanga insensibile alle delicatezze dell’affetto. Tu mi ami, certamente; ma provamelo di più.

Raccontami la tua giornata. Certo io già la conosco, ma mi piace sentirtela narrare, come alla madre piace il chiacchierio del suo bambino al ritorno da scuola. Esponimi i tuoi desideri, i tuoi progetti, i tuoi fastidi, le tue difficoltà. Forse che non sono in grado di aiutarti a superarli?

Parlami della mia Chiesa, dei vescovi, dei confratelli, delle missioni, delle suore, delle vocazioni, dei malati, dei peccatori, dei poveri, degli operai; sì, di quella classe operaia che ha troppe virtù per non essere cristiana, almeno nel fondo del cuore…

Parlami di tutti coloro che soffrono nello spirito, nella loro carne, nel loro cuore, nella loro dignità. Parlami di tutti coloro che muoiono in questo momento, di quelli che stanno per morire e lo sanno e ne sono terrorizzati, oppure sono sereni, e di tutti coloro che stanno per morire e non lo sanno.

Parlami di me, della mia crescita nel mondo e di quella che io opero nell’intimo dei cuori; e di ciò che realizzo in cielo a gloria del Padre mio, di Maria e di tutti i beati.

Hai domande da farmi? Non esitare. Io sono la chiave di tutti i problemi. Non ti darò la risposta immediatamente, ma se la tua domanda parte da un cuore che ama, la risposta verrà nei giorni successivi, sia per l’intervento del mio Spirito, sia attraverso gli avvenimenti.

(Gaston Courtois, Il Maestro parla al cuore, pp. 18-19 )

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Lo sguardo di Konradin

luglio 18, 2012

Immagina Italo Alighiero Chiusano, nel romanzo ‘Konradin’, che Corradino di Svevia, quattordicenne, scriva a sua madre e le parli di quella corona imperiale e regale che gli è stata sottratta, usurpata… ed ecco che nei ricordi del ragazzo spunta qualcuno che lo ha invitato a guardare a Gesù…

Tutto questo ho voluto richiamatelo alla memoria (o madre) soprattutto perché volevo che tu, di quegli eventi, sentissi come li avevo visti e sofferti io, che di questa storia sono il centro.
A quel punto dunque, come figlio ed erede di re e imperatori, io ero interamente rovinato e distrutto. Impeditomi dalla mia età, dal volere dei grandi feudatari tedeschi …Il seggio di imperatore e di re di Germania; ridicolo anche solo pensare che a Roma il pontefice m’incoronasse re dei romani; ora mio zio Manfredi mi spogliava per sempre di ogni sovranità sui regni di Sicilia…. Ero piccino, madre, in quell’ottobre 1258, nell’inverno seguente e nella primavera ed estate del 1259, quando ormai avevo sette anni. Ma …intesi a fondo tutta l’infamia e il bruciore di quella rapina. Se non disperai non fu per le tue invettive contro Manfredi, né per le sanguinose minacce che gli scagliava contro zio Ludovico, quanto per ciò che una sera uscì dalla bocca sdentata della vecchia Marfrida, che Dio buono la benedica.
“Non pensare solo a te”, mi disse, ” bambino di gran cuore, ma che troppo ami la tua gloria. Pensa a quali diritti furono negati a Gesù, compreso il diritto al pudore quando lo spogliarono nudo, e al rispetto che si deve a ciascuno, quando lo coprirono di sputi e di insulti, e al diritto all’integrità di ogni corpo innocente quando lo torturavano come si fa con gli assassini, e al riconoscimento di quello che si è, quando gli smentirono in faccia non solo che fosse figlio di Dio, ma anche solo un uomo d’onore, per finire col diritto alla vita, che gli rubarono scambiandola con una morte che non si può più nera e vergognosa. Di corone rapite ti lamenti? Io poco ne capisco, però credo tu abbia ragione. Ma in attesa che Dio ti venga in soccorso, ricorda che Gesù non ebbe altra corona che una pungentissima di spine: ed era re del mondo. Non piangere dunque, Konrad, e se questa vecchia non ti fa schifo vieni a darmi un bacetto “.
Le corsi addosso a braccia aperte e di baci gliene stampai tanti, su quella vecchia faccia grinzosa e ridente.

(Italo Alighiero Chiusano, Konradin, pp. 44-45)