Archivio per marzo 2008

Il “puzzle” interessante della vita

marzo 30, 2008

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Immediatamente prima di Pasqua si è svolto a Rimini il triduo di GS. A quanto pare erano circa 7000 ragazzi all’incontro annuale durante la settimana santa … La notte del 21 marzo, quasi a mezzanotte (l’una in Romania) mi arriva questo sms di Benedetta: «La croce non è solo sofferenza, ma amore… Il miracolo più grande della vita è essere amati. La scoperta di oggi è stata sorprendente. Tutto ha più senso. Grazie Signore per questa compagnia!». Anche se ti fa svegliare di soprassalto in piena notte un messaggio così ti apre il cuore. Lo stesso si può dire della lettera seguente di un ragazzo che ha partecipato allo stesso gesto.

«Vorrei esprimere in poche parole tutta la gratitudine per la pienezza di vita incontrata nel Triduo Pasquale a Rimini. Non posso dire di avere compreso pienamente il senso di tutto, e mi riferisco alla faticosa eppure fruttuosa Via Crucis a San Leo, ma tutti i miei dubbi e le mie presunte obiezioni sono spazzate via dalla certezza annunciataci da don Giorgio e da Franco il mattino del Sabato Santo. Mi ha colpito profondamente il paragone della nostra vita con la costruzione di un puzzle: i pezzi saranno migliaia e migliaia, qualcuno non riusciremo a capire subito dove debba andare a incastrarsi, qualcuno farà anche fatica a entrare al proprio posto. Noi, però, abbiamo visto il disegno del puzzle e sappiamo che ogni pezzo ha valore, che tutta la realtà è buona cioè ogni pezzo è buono, anche se non ne capiamo la giusta collocazione, piuttosto deve essere posto in parte perché al momento giusto entri a far parte della costruzione generale; con il tempo, però, che è essenziale a qualsiasi tipo di conoscenza, anche quella di Cristo. Anche il male, tutto il male, è redento dalla morte in Croce di Gesù, e davvero è come afferma San Paolo: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?». Allora, se tutto è salvo, di che cosa abbiamo più paura?»

Gabriele Busnelli – Saronno, 24/03/2008

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Miracoli

marzo 28, 2008

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Un cuore che cambia, una persona che si converte: già questo è un miracolo, un prodigio che non compiamo noi, ma che occorre chiedere continuamente per noi stessi e per gli altri.
Ancora un pensiero di don Andrea Santoro, tratto da una lettera da Trabzon (Turchia) del 25 gennaio 2003.

«Per alcuni giorni seguito il Vangelo della messa ha riportato sempre dei miracoli di Gesù. Mi veniva da pensare che proprio dei miracoli abbiamo bisogno. L’uomo può essere guarito di dentro e può essere risanato definitivamente nel corpo solo da un miracolo di Dio. Cos’è una conversione interiore se non un miracolo? Cos’è la resurrezione dei morti che aspettiamo se non un miracolo? Le durezze umane, l’oscurità del cuore, i pregiudizi, gli egoismi, il dolore profondo che avvolge le anime e consuma i corpi da chi possono essere risanati se non da Dio? In fondo tutta la storia biblica è un miracolo continuo di Dio. Il Vangelo è il miracolo della grazia che illumina, riconcilia e converte, è il miracolo della tenerezza di Gesù che rimette in piedi gli zoppi, i ciechi, i lebbrosi, i morti, gli uomini sfigurati dall’abbrutimento del peccato e dagli attacchi di Satana. Bisogna chiederli questi miracoli, bisogna esserne convinti, bisogna contare su di essi e non sulle nostre piccole esili di risorse».

(don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia, pp. 113-114)

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Nella Chiesa Cattolica

marzo 25, 2008

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Il battesimo di Magdi Allam,(AUDIO) la notte di Pasqua mi ha fatto tornare alla mente una bella pagina di Robert Hugh Benson nel romanzo “Con quale autorità?”. Due fratelli, Anthony e Isabel, per strade diverse approdano al Cattolicesimo e sono accolti nella Chiesa proprio la notte di Pasqua.

Durante la notte Isabel si svegliò e, nel vedere la sua stanza tutta illuminata dalla luce della luna, scese dal letto e si avvicinò alla finestra: guardò il cielo scintillante di stelle, poi il gran prato che si distendeva davanti alla casa, il muricciolo rivestito di edera e i grandi alberi. Ad un tratto nel profondo silenzio si udì un melodioso gorgheggio. Meravigliata alzò lo sguardo: erano delle allodole che nel loro volo notturno facevano piovere sui campi e sui boschi le loro soavi note…. in quel mentre si udì in lontananza il bramito di un cervo. «Così pure anela l’anima mia» sospirò e Isabel.
Poi quel fiume melodico … cessò quasi a un tratto e in quella solenne quiete essa sommessamente aggiunse: «Quanto sei buono, o mio Signore!».
Finalmente cominciò ad albeggiare. Cristo era risorto!
Prima ancora che sorgesse il sole Anthony e Isabel si diressero nuovamente verso la Hall ed entrarono nella piccola cappella, dove la sera prima erano stati ricevuti nel seno della Chiesa cattolica….
I due giovani si inginocchiarono: per vie diverse, senza saperlo l’uno dell’altra, Anthony e Isabel avevano entrambi coraggiosamente attraversato le tenebre e, giunti alfine nella casa paterna, si erano incontrati nella piena, visibile gloria del volto del loro Signore: «Orto jam sole», poiché il Sole della Giustizia era sorto, e sotto le sue ali ogni dolore era consolato. Et credo in unam sanctam Catholicam e Apostolicam Ecclesiam, esclamarono simultaneamente i loro cuori. Credo finalmente in una Chiesa cattolica; una, perché fondata su di Uno solo e perché una è la sua fede; santa perché essa è Figlia di Dio e Madre di Santi; apostolica, perché ha per reggitore il principe degli Apostoli, il Vicario stesso di Cristo….
Essi avanzano silenziosi, ma la gioia che illumina il loro volto eclissa lo splendore del mattino, il canto degli uccelli, lo scintillio delle gocce di rugiada.

(Robert Hugh Benson, Con quale autorità? pp. 279-281.283)

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Pasqua 2008

marzo 23, 2008

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«La Pasqua è l’annuncio della resurrezione da morte di Gesù di Nazareth, il grido che Egli vuole far risentire nell’animo di ognuno di noi: affermazione della positività dell’essere delle cose, di quella ragionevolezza ultima per cui ciò che nasce non viene al mondo per essere distrutto. Ci è stato detto, ci è stato gridato questo messaggio, che Dio è venuto tra noi e, risorgendo dalla morte che noi gli abbiamo inflitto, libera il nostro cuore dalla tristezza che lo ingombra. A che cosa è dovuta questa tristezza che ci portiamo addosso, intessuta nelle profondità del nostro essere? Al fatto che tutto muore, come il fiore sul balcone d’inverno. Cristo morto e risorto è la ragione della speranza che vince la tristezza del mondo, compimento della promessa antica, quella cioè fatta al popolo di Israele. E perciò ragione di ogni nuovo inizio. Quando ogni mattina ci alziamo possiamo riprendere nelle nostre mani la certezza della positività e della bontà ultima delle cose: quello che ci preme e che amiamo non lo perderemo più».

(Luigi Giussani, La Repubblica, 30 marzo 1997)

Gesù è veramente risorto!
Egli è la nostra speranza per oggi e per sempre!
BUONA PASQUA A TUTTI!
don Renato

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Una strana ‘via crucis’

marzo 18, 2008

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30 aprile 2003. In una lettera da Trabzon (Turchia), don Andrea Santoro racconta i giorni della Pasqua vissuta con una piccolissima comunità cristiana. Parla anche di una singolare ‘via crucis’ all’aperto….

«Il Venerdì Santo abbiamo fatto anche noi la “via crucis all’aperto”, in comunione col Papa e con tutte le parrocchie di Roma. Ma, siccome la legge turca vieta manifestazioni religiose pubbliche, abbiamo camminato in silenzio facendo quattordici soste e leggendo appena i titoli delle stazioni. Abbiamo percorso le vie del centro, abbiamo tagliato la piazza centrale e poi ci siamo addentrati nei vicoli delle prostitute, tra il fuggi fuggi di gatti e topi e il via vai dei clienti: «Gesù cade la seconda volta.. Gesù incontra sua madre… Gesù incontra le pie donne… Gesù viene spogliato…» e così abbiamo ha “portato in giro” la croce di Gesù, desideroso, ne sono certo, di essere immerso in una umanità che ama. Mi pareva di essere nella Gerusalemme di allora: stesso silenzio, stessa indifferenza, stesso amore folle dell’ “Uomo della croce” che cammina amando, soffre benedicendo, si sacrifica come un agnello muto e innocente per una umanità vociante, ignara o perduta nelle sue colpe. Ama anche se schiacciato, prega anche se sprofondato nel dolore, si dona anche se umiliato, si protende anche se rifiutato, cerca anche se evitato: questa è la vittoria che vince il mondo!
Mi sono sentito orgoglioso di questo Cristo umile, afferrato nel profondo del cuore dal suo dolore così pieno di amore, indegno di un tale Maestro ma desideroso di seguirlo e di imitarlo…. mi sono sentito sorretto, nel mio desiderio, dalla sua grazia e risollevato dal peccato come Pietro quando lo sguardo di Gesù lo incrociò l’istante dopo il rinnegamento…»

(don Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia, pp. 126-127)

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Di che cosa vivono gli uomini?

marzo 14, 2008

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«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Questa è la grande promessa di Gesù: dare la vita in abbondanza. Ogni uomo desidera la vita… Ma che cos’è? In che cosa consiste la vita? Dove la troviamo? Quando e come abbiamo la «vita in abbondanza»? …. Gesù (Buon Pastore) promette di mostrare alle pecore il «pascolo», ciò di cui vivono, di condurle davvero alle sorgenti della vita….
Ma che cosa significa tutto questo?
Sappiamo di che cosa vivono le pecore; ma l’uomo di che cosa vive?… L’uomo vive della verità e dell’essere amato, dell’essere amato dalla Verità. Ha bisogno di Dio, del Dio che gli si avvicina e gli spiega il significato della vita, indicandogli così la via della vita. Certo, l’uomo ha bisogno di pane, ha bisogno del nutrimento del corpo, ma nel più profondo ha bisogno soprattutto della Parola, dell’Amore, di Dio stesso. Chi gli dà questo gli dà vita in abbondanza. E così libera anche le forze mediante le quali l’uomo può sensatamente plasmare la terra…
Gesù come Verbo incarnato di Dio è Egli stesso non solo il pastore, ma anche il nutrimento, il vero «pascolo»; dona la vita dando se stesso, Lui che è la Vita.

(Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, pp.322-324)

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Gli Uomini e Padre Malachia

marzo 7, 2008

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Inviato da Glasgow a Edimburgo per occuparsi di canto gregoriano, Padre Malachia Murdoch comincia la sua avventura viaggiando in treno…

Fuori, sul marciapiede … i facchini continuavano a far rotolare i loro carrelli e le ragazze a correre in giro con le loro magliette colorate e le gonne al vento, proprio come se padre Malachia Murdoch, sacerdote dell’ordine di San Benedetto, non avesse chiuso gli occhi e lasciato ascendere la sua mente in spirali sempre più ampie, annullando tutti gli esseri che lo circondavano, i loro carrelli, le loro magliette, i loro pensieri e le loro aspirazioni. In altre parole, essi continuavano ad avere un’esistenza oggettiva, continuavano ad “essere” indipendentemente dalla percezione che gli altri potevano avere della loro esistenza, continuavano a rispecchiare, per la loro parte, la Volontà che li aveva evocati dal nulla, continuavano a far ruotare i loro carrelli e a correre con le loro magliette colorate, proprio come se Descartes non avesse mai detto “cogito ergo sum” e David Hume non avesse manifestato dei dubbi sulla realtà del proprio ego. Anzi, essi si chiedevano, quegli esseri frettolosi e irrequieti, se la mancia sarebbe stata di sei pence o soltanto di tre pence, riflettevano sul modo in cui gli uomini baciavano le donne negli angoli bui delle sale da ballo, almanaccavano se le Mexican Eagles avrebbero guadagnato un altro punto o due e se un Bobby Tal dei Tali sarebbe riuscito a fare il giro di North Berwich in meno di 70; e non pensavano affatto, quegli esseri frettolosi e irrequieti, a Socrate e alle ragioni per cui aveva bevuto la cicuta, a Gesù e alle ragioni per cui era stato inchiodato alla croce.
Ma Padre Malachia, solo con Dio in un compartimento di terza classe per fumatori della London and North Eastern Railway, conosceva i loro pensieri anche se non conosceva le loro persone…. li conosceva e li comprendeva con una certa benevolenza, perché egli era un monaco e un sacerdote, e aveva bevuto il sangue di Cristo, e ogni mattina, con le mani incerte tremanti, aveva sollevato il povero corpo tormentato di Cristo e, da vero cristiano qual era, amava il prossimo suo come sé stesso. Conosceva, e provava per esse una gentile pietà, per tutte le loro follie: gli sciocchi piaceri della carne a cui si abbandonavano in luoghi segreti, la fatuità del jazz, della radio e delle corse,… l’orgoglio con cui ruttavano opinioni, la loro convinzione che civiltà significasse confort e che il peccato fosse una parola medievale per indicare un fine settimana in compagnia di un’attrice con la quale non si è sposati, tutti i loro capricci meschini, tutti i loro razionalismi superstiziosi.

(Bruce Marshall, Il Miracolo di Padre Malachia, pp.16-17)

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