Archivio per aprile 2011

Pasqua 2011

aprile 24, 2011

Giappone una “sofferenza non vuota”

aprile 22, 2011

Per la Settimana Santa Benedetto XVI è intervenuto su Raiuno al programma «A Sua Immagine – Speciale Venerdì Santo» e ha dialogato con il pubblico. Una bambina giapponese lo ha interrogato sul senso del terremoto …

Molto commovente il dialogo tra Benedetto XVI e una bambina giapponese che gli racconta l’esperienza del terremoto. “Ho tanta paura – dice la piccola, di sette anni – perché la casa in cui mi sentivo sicura ha tremato, tanto tanto, e molti miei coetanei sono morti. Non posso andare a giocare nel parco. Chiedo: perché devo avere tanta paura? Perché i bambini devono avere tanta tristezza? Chiedo al Papa, che parla con Dio, di spiegarmelo”. Papa Ratzinger rassicura così la bambina: “Un giorno le persone colpite in Giappone dal terremoto e dallo tsunami, anche i bambini, capiranno che questa sofferenza non era vuota, non era invano, ma che dietro di essa c’è un progetto buono, un progetto di amore”. “Anche a me vengono le stesse domande – aggiunge, con grande umanità, il Papa -. Perché è così? Perché voi dovete soffrire tanto, mentre altri vivono in comodità? E non abbiamo le risposte, ma sappiamo che Gesù ha sofferto come voi, innocente, che il Dio vero che si mostra in Gesù, sta dalla vostra parte. Questo mi sembra molto importante, anche se non abbiamo risposte, se rimane la tristezza: Dio sta dalla vostra parte, e siate sicuri che questo vi aiuterà. E un giorno potremo anche capire perché era così”.

(la Repubblica.it, Il Papa in TV risponde ai fedeli, 22.04.2011)

TESTO COMPLETO DELLE RISPOSTE DEL PAPA
ALLE DOMANDE DEI TELESPETTATORI

Eucaristia, per continuare a dire grazie

aprile 21, 2011

«Eucaristia significa ringraziamento. Cristo, istituendo questo sacramento, ha racchiuso il grande ed universale ringraziamento di tutto il creato. “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?”, domanda il Salmista nell’odierna liturgia (Sal 116, 12). Cristo restituisce all’umanità, che l’aveva persa a causa del peccato, la capacità di rendere grazie a Dio per tutti i beni della natura e della grazia, elargiti all’uomo sin dalla creazione; c’è bisogno del Sacrificio offerto sul Calvario in modo cruento. C’è bisogno dell’Eucaristia, che in modo incruento rende presente lo stesso Sacrificio, affinché l’uomo possa rendere grazie a Dio e rimanere nel ringraziamento».

(Giovanni Paolo II, Omelia del Giovedì Santo, 13 aprile 1995)

TESTO COMPLETO

AUDIO MP3

L’essenziale della Santità

aprile 18, 2011

Nella catechesi del mercoledì del 13 aprile, Benedetto XVI ha proposto alcuni pensieri sulla santità, vocazione alla quale tutti i cristiani dovrebbero sentirsi chiamati …

La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti…. “Nei vari generi di vita – Dice il Concilio Vaticano II – e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria” … Posso farlo con le mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio … che ci rende santi, è l’azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. … “Per mezzo del battesimo – scrive san Paolo- siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti … così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 4) …
Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l’agire con Cristo e di Cristo? Qual è l’anima della santità? .. Forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice.
Che cosa è essenziale? Essenziale è:
– non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell’Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana.
– Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio.
– E, nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l’esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni.
Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità. Ecco perché sant’Agostino, … può affermare una cosa coraggiosa: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e fa’ ciò che vuoi”. E continua: “Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”

(Benedetto XVI, Udienza Generale del 13.04.2011)

TESTO COMPLETO

Ciò che ha valore rimane

aprile 11, 2011

«A volte sento con chiarezza che in me non tutto sono io. C’è qualcosa di indistruttibile, di altissimo! Un frammento dello spirito universale. Lei non lo sente?»

( A.I. Solzenitsin, Reparto C)

«Tutto passa, ma tutto rimane. Questa è la mia sensazione più profonda: che niente si perde completamente, niente svanisce, ma si conserva in qualche modo e da qualche parte. Ciò che ha valore rimane, anche se noi cessiamo di percepirlo. Così pure le grandi imprese. Anche se tutti le avessero dimenticate, in qualche maniera rimangono e danno i loro frutti. Perciò, se anche ci dispiace per il passato, abbiamo però la viva sensazione della sua eternità. Al passato non abbiamo detto addio per sempre, ma solo per un breve tempo. Mi sembra che tutti gli uomini, di qualunque convinzione siano, nel profondo dell’anima abbiano in realtà questa stessa impressione. Senza questo, la vita diventerebbe insensata e vuota».

( Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi, p. 156)

«La realtà intera dell’io come appare dall’esperienza non è riconducibile interamente al fenomeno della corruzione; l’io non esaurisce la sua consistenza in ciò che di lui si vede e constata morire. C’è nell’io qualcosa di non-mortale, di immortale!».

( Luigi Giussani, Il senso religioso, p. 55)

Il rosario e … le bombe

aprile 9, 2011

Una donna parla con un prete della sua difficile situazione matrimoniale, della sua preoccupazione per il figli e lui le risponde parlando di sé, di un suo lontano ricordo….

“Ti racconto una cosa: il mio primo ricordo cosciente. Avevo cinque anni e gli americani bombardavano la zona della Lombardia dove vivevo. Era una zona di montagna, in Valtellina, e nel mio paese quando c’erano questi bombardamenti (era un paese lungo la ferrovia) che cosa facevano le famiglie? Mettevano le donne coi bambini nelle cantine, gli uomini si mettevano nelle vigne intorno, a distanza di 50-100 metri l’uno dall’altro in modo che se le bombe cadevano sulle case e quelli che erano sotto nelle cantine facevano la fine del sorcio, gli uomini uscivano e liberavano dalle macerie le mogli e i figli. E gli uomini non si mettevano in mucchio perché se cadeva proprio lì li ammazzava tutti; invece così ne ammazzava uno o due.
Allora, il primo ricordo cosciente che ho è che stavo in questa cantina con altre tre o quattro donne del paese e io ero in braccio a mia madre; e mia madre mi cullava mentre cadevano le bombe. E mentre eravamo lì sotto queste donne dicevano il rosario. Solo che ogni tanto, quando cadeva una bomba tremenda il rosario si interrompeva, e per qualche secondo l’Ave Maria si interrompeva (Ave Maria piena di grazia… BUM) e poi ricominciava (il Signore è con te…) e poi cadeva un’altra bomba”…
“Vedi, questo è il primo ricordo cosciente che io ho. Lo sai a che cosa mi è servito? Io l’ho capito molto più tardi che in quel primo ricordo cosciente c’è che cos’è la vita, perché la vita è una cosa in cui pioveranno sempre le bombe. E tu ai tuoi figli, che vuoi preservare dal rapporto col padre, non potrai evitare tante altre bombe. Ma tu non devi aver la preoccupazione che non cadano le bombe. Tu devi avere la preoccupazione di continuare a dire il rosario. Perché io in quel primo ricordo della mia mamma mi si sono stampate nella testa queste due cose: che la vita è una cosa drammatica, in cui cadranno le bombe, ma che si può vivere sotto le bombe, perché mia mamma viveva sotto le bombe. Allora, adesso che i tuoi figli crescono tu non preoccuparti di evitare le bombe, preoccupati di con che posizione tu vivi di fronte alle bombe, perché ai tuoi figli gli resterà impresso non solo la bomba, ma la tua posizione di fronte alla bomba”

(Emanuela Carlotti, da una testimonianza sull’educazione)

Testo completo
della testimonianza

Un ricordo di Paolo VI

aprile 4, 2011

14 dicembre 1975, Cappella Sistina. Papa Paolo VI celebra l’Eucaristia alla presenza del Metropolita Melitone, inviato dal Patriarca Ecumenico Dimitrios I. Prima della Messa, il Santo Padre aveva discretamente detto al suo Segretario: «Qualsiasi cosa farò, non me lo impedisca e mi aiuti.» …

È vero: i santi ci mostrano la strada per camminare verso l’unità. … Le parole di Francesco stupito davanti al mistero dell’umiltà di Dio risplendente nell’Eucaristia … mi portano alla memoria un avvenimento del tutto eccezionale, accaduto il 14 dicembre 1975, in occasione del decimo anniversario dell’abrogazione delle scomuniche tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli: alla fine della liturgia eucaristica, Paolo VI si avvicinò al metropolita Melitone di Calcedonia, rappresentante del Patriarca di Costantinopoli, si inginocchiò davanti a lui, che rappresentava per il papa tutta l’ortodossia, e ne baciò i piedi. Commentando questo gesto, senza precedenti nella storia della Chiesa, il patriarca Dimitrios I affermò: “Con questa manifestazione il venerato e a noi carissimo fratello, il papa di Roma Paolo VI, ha superato se stesso e ha mostrato alla Chiesa e al mondo ciò che è e può essere il vescovo cristiano e soprattutto il primo vescovo della cristianità: una forza di riconciliazione e di unificazione delle Chiese e del mondo”. Un giornalista di Atene, profondamente toccato dalla scena disse: “Solo un uomo veramente grande può umiliarsi così”. Ma Melitone lo corresse: “Solo un santo”.

( Bianchi Luca, in L’Eucaristia nella tradizione orientale e occidentale, pp. 17-18)