Archivio per dicembre 2007

Quella notte di Natale a Sighet

dicembre 30, 2007

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Dicembre 1950. La Romania è in pieno periodo comunista. In una cella del carcere di Sighet sono rinchiusi il vescovi Ioan Suciu e Ioan Ploscaru insieme ad alcuni sacerdoti greco-cattolici. Così ricorda quella notte di Natale il vescovo Ioan Ploscaru nel suo libro “Lanţuri şi teroare” (Catene e terrore).

«Si avvicinavano le festività del Natale del 1950. Eravamo sopraffatti dai ricordi. Stabilimmo un programma di canti e meditazioni per la notte di Natale. Il vescovo Ioan Suciu aveva un dono straordinario nell’esporre in modo poetico e commovente tutto quello che nasceva dalla sua meditazione.
È giunta la sera tanto attesa. Abbiamo cantato sottovoce e ci siamo raccontati le tradizioni natalizie. All’improvviso si sentono dei passi nel corridoio e la porta si apre. Probabilmente il secondino aveva riferito (quello che stavamo facendo) all’ufficiale di sevizio, che era leggermente ubriaco; questo è entrato con la pistola in mano. L’ha rivolta verso il vescovo Suciu intimandogli di coricarsi. Noi ci siamo opposti. Allora ha minacciato di sparare imponendoci di stare zitti. (…) Così ci è stata interrotta la festa, ma chi può fermare il volo invisibile dei pensieri? Distesi sui letti, con gli occhi chiusi tornavamo indietro nel tempo. Ci ritrovavamo nell’atmosfera calda della fanciullezza, quando in mezzo alla schiera di quelli che cantavano le melodie natalizie sprofondavamo nella neve, andando a cantare sotto le finestre: „Oh che splendido annuncio…”. Più tardi nella notte, dopo uno spazio di sogno, ci risvegliava alla realtà quella sensazione di fame che ci tomentava di continuo. Così è passato il Natale dell’anno 1950. Noi non sapevamo che , anche fuori dalla prigione, in tutta la Romania era stato proibito di eseguire i canti di Natale per le strade. Cominciava la dittatura stalinista, fonte di tante lacrime e dolori per il popolo romeno».

(Ioan Ploscaru, „Lanţuri şi teroare”, pp. 169-170)

Santo Natale 2007

dicembre 22, 2007

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“L’Altissimo venne in lei (Maria),
ma vi entrò umile.
Lo splendore venne in lei,
ma vestito con panni umili.
Colui che elargisce tutte le cose
conobbe la fame.
Colui che abbevera tutti
conobbe la sete.
Nudo e spogliato uscì da lei,
Egli che riveste (di bellezza)
tutte le cose

(Sant’ Efrem, Inno “De Nativitate”)

Un augurio sincero a tutti voi! Don Renato

Libertà per i cristiani!

dicembre 21, 2007

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La persecuzione dei cristiani, negli ultimi mesi, è stata oggetto di una maggiore attenzione da parte dei media. Il 27 maggio, il Sunday Times ha pubblicato un lungo servizio sull’argomento. L’articolo cita Eddie Lyle, responsabile del ramo inglese di “Open Doors”, un’organizzazione caritativa che offre il suo aiuto alle Chiese e alle persone, il quale riferisce di stime secondo cui sarebbero circa 200 milioni i cristiani, in più di 60 Paesi, a subire gravi oppressioni a causa della loro fede. (…)
Il 5 dicembre scorso, il sito internet del quotidiano Times ha rivelato che la figlia di un imam britannico, convertita al Cristianesimo 15 anni fa, ancora vive sotto il pericolo di violente rappresaglie. La donna, che ha utilizzato lo pesudonimo di Hannah, si è trasferita ben 45 volte, nel tentativo di sfuggire alla detenzione da parte della sua stessa famiglia, da che è diventata cristiana. Il mese scorso, dopo aver ricevuto nuove minacce, ha accettato la protezione della polizia. Hannah era uscita di casa a 16 anni per non dover sottostare ad un matrimonio combinato.
La sua esperienza è ben lungi dall’essere un caso isolato. In Egitto, Mohammed Hegazy è stato costretto a nascondersi dopo la sua conversione al Cristianesimo, come riferito dall’Associated Press l’11 agosto. Secondo questo articolo, un chierico islamico ha condannato a morte Hegazy per apostasia. Quest’ultimo ha inoltre ricevuto minacce di morte al telefono. Il suo caso è diventato pubblico dopo che Hegazy aveva fatto ricorso al tribunale per ottenere il cambiamento ufficiale della sua religione sulla propria carta d’identità. Secondo l’Associated Press è forse la prima volta che una simile azione viene intentata da parte di un islamico di nascita convertito ad altra religione.

(Padre John Flynn, LC, Agenzia Zenit, 19.12.2007)

“Nennolina”: la più giovane tra i santi

dicembre 20, 2007

nennolina2.jpg CITTA’ DEL VATICANO, dicembre 2007 (ZENIT.org).
Antonia Meo, detta familiarmente “Nennolina” o anche Antonietta, potrebbe diventare la più giovane beata, non martire, della storia della Chiesa. Benedetto XVI ha infatti autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti che riconoscono le virtù eroiche di otto Servi di Dio, tra cui la piccola Antonia, che potranno in questo modo essere elevati agli onori degli altari.
Antonietta Meo nasce a Roma il 15 dicembre 1930, in una famiglia di solidi principi morali e religiosi, dove si recita il Rosario ogni giorno. E’ una bambina molto vispa, sempre allegra, che ama cantare. Un giorno cade sbattendo il ginocchio su un sasso. Ma il dolore sembra non voler passare. Visitata allora dai medici, che inizialmente non capiscono la natura del suo male, alla fine le viene diagnosticato un “osteosarcoma”, un tumore alle ossa.
Le viene quindi amputata la gamba. Nennolina, che ha poco più di cinque anni, mette allora una pesante protesi ortopedica, ma la vivacità è quella di sempre. Anzi, si moltiplicano le preghiere e ogni sera prende l’abitudine di riporre ai piedi del crocefisso una letterina, che dapprima detta alla madre e poi scrive di proprio pugno.
In questo modo ha lasciato, insieme a un diario, più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria, a Dio Padre e allo Spirito Santo, che svelano una vita intrisa di forte misticismo ma anche un “pensiero” teologico stupefacente, che si cela dietro le frasi molto semplici.
Nennolina, nonostante i pochi anni, capisce che sul Calvario Maria ha sofferto con Gesù e per Gesù e scrive: “Caro Gesù Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina” (28 gennaio 1937). “Caro Gesù – scrive in un’altra occasione –, io ti amo tanto, io mi voglio abbandonare nelle tue mani […] io mi voglio abbandonare nelle tue braccia e fa’ di me di quello che tu vuoi”; “tu aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare”.
Le letterine alla Madonna sono piene di affetto: “Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo a Gesù. Oh Madonnina Tu sei la stessa del nostro cuore” (18 settembre 1936). (…)
Durante i frequenti ricoveri in ospedale si fa condurre in carrozzella tutti i giorni davanti all’edicola della Madonna per recitare delle preghiere e deporre ai suoi piedi dei fiori campestri raccolti dalla madre. (…)
Consumata dal tumore, dopo lunghe sofferenze, Nennolina si spegne il 3 luglio 1937, a sette anni non ancora compiuti, di sabato, in una clinica romana a due passi dal Celio.
Alla morte di Nennolina seguono conversioni e grazie e la sua fama di santità si diffonde ovunque. (…) Il corpo di Antonia riposa ora in una piccola cappella adiacente a quella che conserva le reliquie della passione di Gesù, all’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

(Di Mirko Testa)

LE LETTERINE DI “NENNOLINA”
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Medjugorje: L’apparizione a Mirjana del 2 Dicembre 2007

dicembre 17, 2007

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VIDEO

La Madonna era molto triste. Per tutto il tempo aveva le lacrime negli occhi.

“Cari figli, mentre guardo nei vostri cuori, il mio cuore si riempie di dolore e fremito. Figli miei fermatevi per un attimo e guardate nei vostri cuori. Il Mio Figlio, vostro Dio è veramente al primo posto? Sono veramente le sue leggi la misura della vostra vita? Vi avverto di nuovo: senza fede non c’è la vicinanza di Dio, non c’è la parola di Dio che è la luce della salvezza e la luce del buon senso …”

Il Papa e Caterina

dicembre 15, 2007

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Nell’autunno del 1376, di ritorno da Avignone, il papa Gregorio XI è obbligato dalle avverse condizioni del mare a fare sosta a Genova. Anche Caterina da Siena, nel frattempo, è giunta nella città ligure. Il Papa istigato dai cardinali francesi stava per rinunciare alla meta del suo viaggio che era Roma. Tutti gli chiedevano di ritornare ad Avignone. Il romanzo di de Wohl (“La mia natura è il fuoco”) parla di un incontro intenso e segreto tra il Papa e santa Caterina dopo del quale il Pontefice riacquistò sicurezza il coraggio come se fosse un’altra persona.

«Il Signore» rispose Caterina «ha scelto me per parlare a vostra Santità perché sono solo una donna debole di umili origini. Me lo ha detto lui.»
«Vi credo» disse Gregorio. «Vi credo davvero. Quale prova migliore di questa visita?»
«Non so molto dei tanti problemi e pericoli che vi aspettano,» disse Caterina «però mi è chiaro che non dovrebbero mai essere valutati dal punto di vista del successo. Il successo, come la beatitudine, è solo di Dio. Perciò poco importa se vincete e perdete, importa molto se fate la volontà di Dio. Morire facendo la volontà di Dio è mille volte meglio che vivere facendo la propria volontà.»
«Questa è l’origine della vostra forza» disse Gregorio. «Voi guardate ogni cosa sub specie aeternitatis
«Quale altro modo potrebbe esserci, per voi e per me?» chiese Caterina…. «Non sto parlando al governatore di Pisa o al doge di Genova. Parlo al successore di San Pietro. Si dice che anche Pietro volesse fuggire da Roma perché quelli intorno a lui lo supplicavano di salvarsi la vita, ma quando nostro Signore gli apparve, si girò e ritornò nella città di cui egli è Gloria oggi e per sempre.»
«Si girò e ritornò», ripeté Gregorio «e poi venne ucciso crudelmente. Io non verrò ucciso… Me lo avete detto voi. Ma non credo che vivrò molto a lungo… Suor Caterina… Per l’amore che portate a nostro Signore, io vi esorto: siete sicura che sia la volontà di Dio che io vada a Roma?»
«Assolutamente sicura, santo padre!»

(Il Papa raggiunse la meta del suo viaggio) e la barca di S. Pietro continuò navigare verso nuove tempeste.
Ma il papato non lasciò mai più Roma.

(Louis de Wohl, La mia natura è il fuoco, pp. 343-334)

La santa e il faccendiere

dicembre 13, 2007

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«Supponete che stanotte vi accada di morire…».
Ser Nanni trasalì e incrociò le dita. «Non c’è ragione di crederlo» le rispose. «Non c’è ragione di credere il contrario» disse Caterina tranquilla. «Nessuno di noi conosce la sua ora. Supponete che voi moriate proprio stanotte. Pensate che il Giudice onnisciente sarà colpito dalle vostre vittorie? E se voi doveste vivere più a lungo…» e ser Nanni trasalì di nuovo «… e vi riuscisse di rovinare i vostri nemici, questo migliorerebbe o peggiorerebbe il vostro destino? Pensate in grande , messere Nanni, non solo in termini di settimane o mesi. Pensate al futuro, come fanno gli uomini davvero grandi, e come tutti dovrebbero.»
Ser Nanni si tirò su. «Ne ho abbastanza» disse con ferocia. «Così vi dirò con franchezza che la mia pace verrà fatta e siglata col sangue dei miei nemici. Questa è la mia decisione…. Quindi fate silenzio e smettete di darmi fastidio.»
Suor Caterina tacque, la le sue labbra si muovevano e gli occhi sembravano guardare attraverso Nanni, nello spazio, fissi su qualcosa che non era l’uomo, qualcosa per la quale lui non era neanche di ostacolo.
«Non andate» disse fra’ Raimondo (a ser Nanni) con agitazione. «Per favore, non andate.»
Ser Nanni sorrise. Così il buon frate lo stava proprio implorando. Aveva vinto la sua battaglia. Poteva permettersi di fare il magnanimo. «Molto bene. Non sia detto di me che sono un uomo duro e poco caritatevole, e che non cederò su niente. Ho quattro nemici, rinuncerò a uno di loro.»
Il viso di fra’ Raimondo si illuminò.
«Si chiama Romano Terchia della Contrada dell’Onda» continuò ser Nanni. «Potete rappacificarvi con lui al posto mio, suor Caterina. Qualunque cosa decidiate a quel riguardo, io la accetterò. Ora devo proprio andare.»
Lo sguardo di Caterina tornò dal nulla. Guardò ancora l’uomo e gli sorrise. «Siete soddisfatta adesso, spero» le disse sorridendo a sua volta, facendo per andarsene. Caterina sembrava così felice che lui si sentiva quasi euforico. Infatti avvertì una gioia ed un calore salirgli dentro, qualcosa che non aveva mai provato prima. Si sentì più forte, più giovane, come se si fosse liberato di un peso fastidioso.. Cosa poteva essere? Romano Terchia era il nemico meno importante dei quattro. E perché gli importava della felicità di suor Caterina? Era lui che si sentiva contento…
Guardò nuovamente suor Caterina. Gli stava ancora sorridendo.
santacaterina1.jpg«Sapete come mi sento?» le chiese. Lei annuì. Bisognerebbe davvero cedergliene un altro. Renato Brucci… o Tebaldo Coracini… o meglio ancora… «Sembra che non riesca ad andarmene» le disse debolmente. «O, forse, non voglio. Voi… volete tutto, vero?»
Caterina annuì in silenzio.
Improvvisamente l’uomo si accorse che lei lo stava guardando con amore. Non amava lui, ma qualcosa in lui, qualcosa che le era affine in qualche modo misterioso.
«Non posso rifiutarvi nulla» le disse. «È assurdo!». Era ancora più assurdo che gli occhi gli si riempissero di lacrime e che si inginocchiasse davanti a lei. Devo aver perso la ragione, pensò. Ma se è così è meraviglioso. Alzò le mani. «Non so cosa mi stia succedendo» disse. «Ditemi cosa fare… farò ogni cosa.»

(Louis de Wohl , La mia natura è il fuoco –
Vita di Caterina da Siena
, pp. 221 – 223)