Archivio per giugno 2010

Paolo VI e la luce di Gesù

giugno 28, 2010

E’ sempre bello e anche commovente rileggere queste parole di Paolo VI che qualcuno, sapientemente, ha inserito tra le letture del breviario…

«Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16).
Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). E’ il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli».

( Paolo VI, Manila, 29 novembre 1970)

Annunci

Per la grazia di un incontro

giugno 23, 2010

È La testimonianza che più mi ha colpito leggendo gli appunti dell’incontro della Scuola di Comunità con don Juliàn Carròn del 9 giungo scorso.

«Faccio l’infermiera in ematologia pediatrica. Volevo raccontarti una cosa che è successa in reparto. Da noi c’era un ragazzo di diciotto anni che era malato terminale e io mi ero affezionata tantissimo a lui perché era con noi da mesi, per cui l’avevo sempre seguito. Sabato è morto e, a parte il fatto che la cosa mi aveva scosso un po’, io ho deciso con le altre mie colleghe di andare al funerale per fare compagnia ai suoi genitori e per poterlo accompagnare fino in fondo. Quando sono andata al funerale sono stata molto scossa da come erano quei genitori: erano distrutti, il funerale è stato una tragedia, una disperazione, c’era il papà che urlava, la mamma che sembrava quasi non riconoscesse nessuno con lo sguardo perso nel vuoto, e io ero lì che assistevo a tutto questo, anche al cimitero, ma non ero tanto sconvolta dal loro comportamento (perché penso che un sacco di gente si comporta così in circostanze come questa, a meno che abbiano fatto un incontro e abbiano posto la loro speranza in Cristo), ma ero molto colpita dalla novità che portiamo noi, dalla novità che siamo noi. Mi è venuto in mente il funerale di mia sorella, morta a gennaio, mi sono venute in mente le facce dei miei genitori: loro non erano disperati, pur nel dolore e nella fatica in loro non c’era la disperazione, perché avevano posto la certezza in Cristo, avevano detto di sì a quella circostanza lì proprio perché hanno la certezza che la morte non è la fine di tutto, ma che c’è la promessa della vita eterna. Mi ha colpito molto mio papà quando, mentre la stavano seppellendo, aveva chiesto ai suoi amici di cantare Povera voce; io lì dicevo: “Perché in un momento così vuole cantare?”. Quando ero al cimitero per quel ragazzo mi sono proprio scoperta grata di poter appartenere a una storia così e ho desiderato anche per quei genitori che potessero fare un incontro».

(Dagli Appunti dalla Scuola di comunità con Julián Carrón – Milano, 9.06.2010 – http://www.clonline.org)