Archivio per settembre 2010

«Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io»

settembre 26, 2010

Chiara Luce Badano (1971-1990), morta a soli 19 anni, è stata proclamata Beata lo scorso sabato 25 settembre, al Santuario della Madonna del Divino Amore (Roma).
Chiara nasce a Sassello (diocesi di Acqui, provincia di Savona), il 29 ottobre del 1971. Vive un’infanzia e un’adolescenza serena, in una famiglia molto unita da cui riceve una solida educazione cristiana. A 9 anni conosce il movimento dei Focolari dentro il quale coinvolge pian piano anche i genitori. A 17 anni è colpita da una grave malattia: si tratta di un osteosarcoma. Le cure si rivelano inutili. Agli amici che si recano da lei per consolarla, e che invece tornano a casa loro stessi consolati, poco prima di partire per il Cielo confiderà:

«…Voi non potete immaginare qual è ora il mio rapporto con Gesù… Avverto che Dio mi chiede qualcosa di più, di più grande. Forse potrei restare su questo letto per anni, non lo so. A me interessa solo la volontà dì Dio, fare bene quella nell’attimo presente: stare al gioco di Dio”.
E aggiunge:
“Ero troppo assorbita da tante ambizioni, progetti e chissà cosa. Ora mi sembrano cose insignificanti, futili e passeggere… Ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela. Se adesso mi chiedessero se voglio camminare (l’intervento la rese paralizzata), direi di no, perché così sono più vicina a Gesù”.
Non si aspetta il miracolo della guarigione, anche se in un bigliettino aveva scritto alla Madonna:
«Mamma Celeste, ti chiedo il miracolo della mia guarigione; se ciò non rientra nella volontà di Dio, ti chiedo la forza a non mollare mai!».
E terrà fede a questa promessa. … Ma il male avanza e i dolori aumentano. Non un lamento; sulle labbra:
«Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io» .
Aveva detto alla mamma:
«Non chiedo più a Gesù di venire a prendermi per portarmi in Paradiso, perché voglio ancora offrirgli il mio dolore, per dividere con lui ancora per un po’ la croce».
E lo «Sposo» viene a prenderla all’alba del 7 ottobre 1990, dopo una notte molto sofferta. E’ il giorno della Vergine del Rosario. Queste le sue ultime parole:
“Mamma, sii felice, perché io lo sono. Ciao”.

(http://www.chiaralucebadano.it)

Recital presentato in Vaticano, nella Sala “Paolo VI” in occasione della beatificazione di Chiara Luce Badano
il 25 settembre 2010

Biografia di Chiara Luce Badano

CHIARA E LA CROCE

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«Guidami, luce gentile»

settembre 23, 2010

Una poesia giovanile di John Henry Newman . Ha per titolo: Lead, Kindly Light (Guidami, Luce gentile). È la Luce che guidò Newman fino all’ingresso nella Chiesa Cattolica, fino alla porpora cardinalizia assegnatagli da Leone XIII nel 1879, ed oggi alla meritata canonizzazione tra i beati

Guidami Tu, Luce gentile,
attraverso il buio che mi circonda,
sii Tu a condurmi!
La notte è oscura e sono lontano da casa,
sii Tu a condurmi!
Sostieni i miei piedi vacillanti:
io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte,
un passo solo mi sarà sufficiente.
Non mi sono mai sentito come mi sento ora,
né ho pregato che fossi Tu a condurmi.
Amavo scegliere e scrutare il mio cammino;
ma ora sii Tu a condurmi!
Amavo il giorno abbagliante, e malgrado la paura,
il mio cuore era schiavo dell’orgoglio;
non ricordare gli anni ormai passati.
Così a lungo la tua forza mi ha benedetto,
e certo mi condurrà ancora,
landa dopo landa, palude dopo palude,
oltre rupi e torrenti, finché la notte scemerà;
e con l’apparire del mattino
rivedrò il sorriso di quei volti angelici
che da tanto tempo amo
e per poco avevo perduto.

( John Henry Newman)

Newman giustamente beato

Tra i ricordi di Karol

settembre 20, 2010

Da arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla fu chiamato a predicare gli esercizi spirituali a Paolo IV e ai suoi collaboratori. Nelle meditazioni affiora qua e là anche qualche ricordo personale….

«Nel pensiero contemporaneo, esiste una forte tensione tra la negazione e l’affermazione di Dio. … Dobbiamo fare un passo avanti e chiederci: la verità di Dio come si iscrive nell’animo dell’uomo comune, non-filosofo? … Non dimenticherò mai l’impressione che mi ha suscitato un soldato russo nel 1945. La guerra era appena finita. Alla porta del seminario di Cracovia bussò un militare. Alla mia domanda: “Che cosa vuoi?”, egli rispose che desiderava entrare in seminario. La nostra conversazione si protrasse a lungo. Anche se non entrò in seminario (aveva del resto idee assai confuse riguardo alla realtà del seminario stesso), io personalmente appresi dal nostro incontro una grande verità: come Dio riesca meravigliosamente a penetrare nella mente umana, anche nelle condizioni estremamente sfavorevoli della sua negazione sistematica. A scuola, e poi nel lavoro, aveva sempre sentito affermare: Dio non c’è! E malgrado tutto ciò ripeteva: “Ma io sapevo sempre che Dio esiste… e adesso vorrei imparare qualcosa di Lui…”»

(Karol Wojtyla, Segno di contraddizione, pp. 23-24)

Veniamin Kazanskij: “Gloria a Te, Signore, per tutto!”

settembre 4, 2010

Unione Sovietica, anno 1922. Le autorità comuniste arrestano il metropolita di Pietroburgo Veniamin Kazanskij ed esponenti di spicco del clero. Il metropolita è accusato di opporsi alla confisca dei beni della Chiesa portata avanti dal governo. Inoltre aveva invitato i suoi fedeli a non aderire, sotto pena di scomunica, al movimento scismatico filosovietico degli ‘innovatori’.
Ci fu un processo con udienze molto partecipate che terminò con la condanna a morte di Veniamin. Il metropolita mantenne, lungo tutto il processo, un comportamento eroico e sereno. Si ricordano queste sue parole:

« Che posso dire di me? Forse una cosa soltanto … Non so se la vostra sentenza sarà di vita o di morte, ma in ogni caso, con la stessa devozione volgerò gli occhi in alto, mi farò il segno della croce e dirò: “Gloria a Te, Signore, per tutto!”».

Due giorni prima dell’esecuzione, avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 agosto, il metropolita Veniamin scrisse le righe seguenti:

« È difficile varcare il Rubicone della consegna totale alla volontà di Dio, ma quando questo accade l’uomo è ricolmo di consolazione, di pace interiore tra le sofferenze … Lo dicevo anche prima, ma ora mi sembra di aver colmato la misura, ho provato quasi tutto: la prigione, il processo, gli scherni, la condanna a morte richiesta a furor di popolo, l’ingratitudine umana, il tradimento, i voltafaccia, l’inquietudine e la responsabilità per la sorte di altri uomini e perfino della Chiesa stessa … Sono ben strani i ragionamenti di alcuni, talvolta anche illustri pastori, secondo cui bisognerebbe transigere su tutto per salvarsi la vita. Ma allora Cristo a che serve? Per rimettersi in piedi, cercano di poggiare su quello che è la rovina della Chiesa. Non possiamo risparmiarci per la Chiesa, né sacrificare la Chiesa per proteggere noi stessi».

(cit in: Giovanna Parravicini, Marija Judina più della musica, pp. 35-36)

Il segreto di Joséphine

settembre 2, 2010

Quante volte si riaffaccia nel nostro cuore e nella nostra mente la domanda sul senso della sofferenza … più che i discorsi ci sono di aiuto le testimonianze … magari anche questa, di una giovane postulante saveriana congolese.

«Nel 2008, prima di entrare nella casa di formazione dia Bukavu, vissi per circa due mesi nella comunità di Mbobero … Insieme alla signora Teresa abbiamo percorso le colline per incontrare tanti ammalati che ci hanno edificato con la loro perseverante fede in Gesù.
Un giorno Teresa ci accompagnò da Joséphine, una donna paralizzata con malformazioni diffuse. Sulle prime fui shoccata da tanta sofferenza, ma il calore e il sorriso con cui Joséphine ci accolse mi convinsero che doveva avere dentro di sé un segreto che le dava la gioia di vivere …
Un giorno ci raccontò che a 8 anni, a causa della meningite si era trovata a camminare sulle ginocchia … Da quattro anni non abbandonava il letto, restando coricata sempre sullo stesso lato, con piaghe da decubito. Teresa si occupava di lei con tutto il coraggio che la situazione richiedeva. Joséphine era riconoscente a lei e alle Sorelle che l’aiutavano.
Quando la comunità di Mbobero fu chiusa, Joséphine diceva che senza di loro sarebbe morta. Ma altre persone vennero a trovarla e lei non faceva che ripetere: “E’ questo l’amore!”.
Quando tornai a Bukavu, il pensiero di lei si riaffacciava spesso alla mia mente … Una notte sognai che ero andata a trovarla, ma era troppo tardi: la stavano seppellendo. Mi svegliai soddisfatta che fosse solo un sogno. Andai all’indomani da lei con un’altra postulante e … trovai che era avvenuto proprio come avevo sognato: Joséphine era morta ed era stata sepolta. Alla vigilia della sua morte aveva detto a Teresa delle parole che solo in seguito ella avrebbe compreso: “Teresa, tu vedi quello che io vedo? Scorgo persone vestite di bianco che vengono da lontano verso di me. Si avvicinano e una di loro mi fa segno di andare da lei. Sono tutte con il viso raggiante. Sto per seguirle perché vorrei restare in quella gioia”.
All’indomani mattina presto informarono Teresa che Joséphine era morta nella notte. Era morta sorridendo e con un sorriso era andata incontro al suo migliore Amico.
Joséphine mi ha insegnato che la sofferenza non è la fine, ma solo un cammino per trovare la felicità che è Gesù».

(Da: Missionarie di Maria, Settembre 2010)