Archivio per maggio 2007

Tra Vangelo e Pregiudizio

maggio 19, 2007

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Esattamente una settimana fa si svolgeva il Family Day. Nelle polemiche che lo hanno preceduto e seguito diversi giornali hanno cercato di contrapporre la figura di Gesù all’operato della Chiesa. E’ stato così su Il Manifesto, su Liberazione… Su Repubblica si è pronunciato Eugenio Scalfari

«Dopo aver incitato i discepoli e il popolo che lo seguiva all’amore e alla carità, egli (Gesù di Nazaret) aggiunse: “Voi credete che io sia venuto a portare la pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello. Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me”. È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l’egoismo di gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il cristiano vuole aprirsi al comandamento dell’amore del prossimo. In questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.»

Queste frasi non sono uscite dalla penna di un teologo o di un biblista, ma da quella un laico come Eugenio Scalfari, scritte e pubblicate su Repubblica, subito dopo il Family Day. Partendo così bene dal vangelo, egli aggiunge: «Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la visione della famiglia che ha radunato… in piazza San Giovanni, una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani..». E riconosce pure che « i promotori di quel raduno hanno sostenuto che proprio quella ne è stata la motivazione». Ma Scalfari si dice dispiaciuto di dover concludere che no, non è andata proprio così. Dice che la grande piazza è stata strumentalizzata, infatti….. hanno applaudito Berlusconi e Fini!!! Potenza degli applausi! Deve essersi trattato di qualcosa di mostruosamente grave se è bastato a cancellare tutte le buone intenzioni degli organizzatori tanto da permettere a Scalfari di sentenziare: «Quella gente è stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi». Non importa che in piazza ci fossero anche due ministri del governo di centro-sinistra; non importa che i politici non siano saliti sul palco e non abbiano potuto prendere la parola; non importa che vescovi e gerarchie ecclesiastiche si siano tenute alla larga e abbiano lasciato le cose in mano ai laici: l’editorialista di Repubblica non sente ragioni. Per lui Vaticano e vescovi «Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più potente delle “lobby”. Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in scena una prova di forza politica e muscolare». E, “Udite, udite!”, con la manifestazione di piazza San Giovanni hanno «indebolito la democrazia italiana»! Addirittura? E da che cosa si dedurrebbe questo attentato alla democrazi? Scalfari non lo dice. E’ così sicuro di quello che scrive che non ritiene necessario offrire delle prove al riguardo, o meglio, nel suo articolo ne offre una sola: quell’applauso a Berlusconi e Fini che, evidentemente, non gli è andato giù. Peccato! Un articolo cominciato bene e finito così….. Cose che capitano quando il pregiudizio si dimostra più grande dell’intelligenza.
Comunque bisogna ammettere che quel richiamo iniziale al pensiero di Gesù era perfetto, una cosa da non dimenticare. E, tralasciando il resto, si può essere grati a Scalfari almeno per quello.

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Meglio guardare il volto dei santi

maggio 11, 2007

ghika1.jpgI santi… non si sono mai persi in polemiche. Hanno sempre continuato a “fare il Cristianesimo”. Monsignor Vladimir Ghika, in Romania, è stato un bell’esempio in questo senso.

Nato il 25 dicembre 1873 in un palazzo di Costantinopoli, dove il padre era rappresentante diplomatico della Romania, Vladimir Ghika era di famiglia nobile, i suoi antenati erano principi signori della Moldavia. E’ subito battezzato e cresimato secondo la tradizione ortodossa. Cresce in Francia, dove la famiglia si è trasferita per l’attività del padre. Termina il liceo e frequenta a Parigi la Facoltà di Scienze Politiche. Torna in Romania nel 1895 per continuare gli studi. Infine arriva in Italia, a Roma per approfondire la filosofia scolastica e la teologia. Qui avviene, nel 1902, il suo passaggio al Cattolicesimo, sicuramente non in polemica con la tradizione dei padri alla quale resterà sempre affezionato. Soleva dire: “Sono passato alla Chiesa Cattolica per essere un ortodosso migliore”. Torna in Romania, ma dopo alcuni anni è di nuovo a Roma ed infine a Parigi. Nella sua vita si intrecciano l’attività diplomatica, l’interesse culturale e, soprattutto, l’impegno caritativo. Solo nel 1923, ormai a 50 anni è ordinato sacerdote e incardinato nella diocesi di Parigi. Lui, nobile, sceglie di andare a vivere tra i poveri. La seconda guerra mondiale lo sorprende in Romania, nel pieno della sua attività sacerdotale e caritativa. Non accetta, neanche alla fine della guerra e all’inizio della persecuzione comunista, di mettersi al sicuro lasciando il Paese. Vuole continuare a restare vicino ai poveri e agli ammalati. Aveva messo in piedi un’opera di assistenza. Il regime gli confisca tutto. Continua la sua missione come può. Il 18 novembre del 1952, a quasi ottant’anni, è arrestato e condannato, dopo un processo farsa, a 3 anni di carcere duro nella prigione di Jilava. L’accusa: spionaggio in favore del Vaticano! Monsignor Vladimir Ghika muore in carcere, il 17 maggio del 1954, stroncato dalle sofferenze e dalle privazioni.

vladimirghika.jpgLa presenza di Dio era il punto centrale della sua spiritualità. Vedeva Dio dappertutto e in tutte le cose. Soprattutto lo vedeva nelle persone. Era quella che lui chiamava “la liturgia del prossimo”. Leggiamo nei suoi scritti:
«In questa vita solo l’atto di carità può arrivare a toccare Dio e solo l’atto di carità ci porta là dove dobbiamo rimanere. Tutto il resto passa ed è fatto per passare. (…) Doppia e misteriosa liturgia: del povero che vede Cristo venire verso di lui sotto le specie del fratello che aiuta… e del benefattore che vede come appare Cristo nel povero e nel sofferente sopra il quale si china.»

Il giorno del processo, agli altri preti arrestati, dirà convinto che lui non poteva proprio immaginare un onore più grande di quello di essere imprigionato per il nome di Cristo.