L’amante dell’Orsa Maggiore

Sergiusz Piasecki (1901 – 1964) fu uno scrittore polacco molto apprezzato, dalla vita avventurosa che lo portó ad affrontare molte battaglie. Combatté contro i bolscevichi e successivamente contro i Nazisti durante l’occupazione della Polonia. Visse come contrabbandiere e nel 1929, arrestato, ne fu chiesta la condanna a morte ma, grazie alla sua collaborazione con i servizi segreti, riuscí ad ottenere la riduzione della condanna a 15 anni di carcere. Nel 1934, durante la prigionia, inizia a scrivere il suo romanzo più famoso L’amante dell’Orsa Maggiore, grazie al quale stava per essere graziato quando, nel 1939, scoppia la guerra contro la Polonia. Fu uno degli animatori della rivolta di Varsavia.

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«Vivevamo come dei re. Tracannavamo vodka a bicchieri. Tante belle ragazze ci volevano bene. Camminavamo su tappeti di foglie d’oro, diguazzavamo nell’oro e pagavamo con oro, argento e dollari. Pagavamo per tutto, per la vodka e per la musica. Pagavamo l’amore con l’amore e l’odio con l’odio. Volevo bene ai miei compagni perché non mi deludevano mai. Erano uomini rudi, incolti, ma qualche volta così magnifici che io mi fermavo stupito. Allora ringraziavo la Natura di essere uomo. Amavo le albe deliziose e freschissime di primavera quando il sole giocava come un bambino sparpagliando nel cielo colori e luci. Amavo i crepuscoli estivi quando la terra respirava la calura e il vento rinfrescava e accarezzava dolcemente i campi profumati. Amavo l’incantesimo degli autunni variopinti, quando l’oro e la porpora danzavano nell’aria staccandosi dagli alberi e tessevano sui sentieri tappeti sontuosi mentre le nebbie canute si cullavano sui rami degli abeti. Amavo anche le gelide notti invernali, quando il silenzio condensava l’aria e la luna meditabonda cospargeva di diamanti il candore della neve. In mezzo a queste meraviglie e a questi favolosi tesori, in mezzo a questo sfolgorio di colori e di riflessi, vivevamo noi come fanciulli smarriti in una fiaba. La nostra non era una battaglia per l’esistenza, ma una lotta per la libertà di movimento e per la gioia dell’amicizia. Nelle nostre teste scorrazzavano tutti i venti, negli occhi balenavano i fulmini, danzavano cirri e nuvole e le stelle ci sorridevano. Davano a noi il benvenuto e ci salutavano le raffiche di carabina: e spesso era il saluto della Morte, che danzava sgomenta intorno, indecisa chi rapire per primo. Spesso mi mancava il respiro per la traboccante gioia di vivere. Si facevano poche parole. Ma quelle poche erano parole schiette, riusciva facile comprenderle. Così volavano in un turbine variopinto inerti giornate e notti pazzesche di cui Qualcuno per una sua misteriosa ragione ci faceva dono. E su tutto ciò, su di noi, sulla Terra, sopra le nuvole, nella parte settentrionale del cielo trascorreva il Gran Carro… regnava unica, magnifica, incantata l’Orsa Maggiore. Di lei, di noi, contrabbandieri, e del confine, dirò in questo racconto, nato da una dolorosa nostalgia verso la bellezza della Verità, della Natura e dell’Uomo».

(Sergiusz Piasecki , L’amante dell’Orsa Maggiore, Introduzione dell’autore)

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