Gerusalemme

Posted Settembre 14, 2009 by renatofeletti
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Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della Santa Croce e del sangue di Cristo versato su di essa, mi sembrano opportune queste brevi righe di mons. Comastri sulla città di Gerusalemme

Nel mirabile patrimonio della tradizione ebraica, che è il midrash, c’è una delicata parabola che dice così: “Quando Dio creò il mondo, creò dieci porzioni di bellezza: ne attribuì nove a Gerusalemme e una sola al resto del mondo. Creò dieci porzioni di scienza: ne attribuì nove a Gerusalemme è una sola al resto del mondo. Dio, però, creò anche dieci porzioni di dolore: ne attribuì nove a Gerusalemme e una sola al resto del mondo”.
Quanto è vera questa parabola. E come è esatta la fotografia della storia di Gerusalemme. Gerusalemme, infatti, è stata percorsa da incendi e distruzioni, da assedi e occupazioni, da stragi e demolizioni continue… Eppure il dolore-simbolo di questa città-simbolo racchiude un seme di speranza per il dolore di tutte le città della terra: infatti, soltanto in Gerusalemme il sangue fatto scorrere dall’odio degli uomini diventerà ” sangue versato in remissione dei peccati “.
Per questo il salmo 87 interpreta mirabilmente la gioia dell’umanità redenta che, pensando a Gerusalemme, la sente come la ” propria ” città” ed esclama:
Il Signore scriverà nel libro dei popoli:
” La costui è nato “.
E danzando canteranno:
” sono in te tutte le mie sorgenti “
( salmo 87,6-7 ).
E la danza dei popoli e già cominciata nel cuore degli abitanti della futura Gerusalemme, che siamo tutti noi.

( Angelo Comastri, Dio è amore, p. 92 )

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Dino Boffo: ‘Il rischio dell’identità’

Posted Settembre 7, 2009 by renatofeletti
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Era il 25 agosto del 2004. Al Meeting di Rimini Dino Boffo, (il direttore di Avvenire attaccato ferocemente nei giorni scorsi da Vittorio Feltri su Il Giornale), partecipava come relatore ad un incontro in compagnia di Gad Lerner e Ferruccio De Bortoli. Si parlava di ‘identità’ e di ‘differenza’, si parlava della possibilità concreta di un dialogo nel rapporto tra persone… Ecco un breve stralcio delle cose dette da Boffo in quell’occasione che mi sembra utile sottolineare.

«Io ritengo che, se ben impostato e ben interpretato, il discorso sull’identità sia il segreto della nostra vita, per cui merita che io mi metta nel consorzio umano e merita che io sia assolutamente curioso di ciò che succede nel consorzio umano…. Dipende da che cosa le parole evocano dentro di noi. Riconosco che la parola identità sia una parola scomoda, sia una parola antipatica, sia una parola foriera di equivoci, sia una parola per la quale troppe guerre sono state combattute. Questo non lo ignoro, mi è assolutamente presente e vi prego di credermi. Tuttavia la parola identità – per me – è la molla che mi rende interessante la vita, è il mio modo di guardare la vita, ed è il mio modo per collegarmi agli altri e chiedere attenzione agli altri.
Io capisco che in Italia dobbiamo pagare un po’ di purgatorio, perché in nome dell’identità cristiana c’è stata una stagione per la quale si sono allestiti partiti, banche, cooperative, tutto un assetto sociale che a molti poteva non piacere, a molti non piaceva, e in qualche caso ha combinato anche danni; non vorrei però che questo purgatorio fosse infinito e non vorrei che con la scusa che dobbiamo far dimenticare alcuni episodi, fossimo tenuti in quarantena…..
Ciò che – vorrei trovare le parole per dirlo -, ciò che a noi interessa, non è oggi contare, ma che ciò per cui abbiamo deciso di vivere sia ancora motivo di considerazione per gli altri. Io mi rendo conto che le nostre realizzazioni abbiamo dato modo ad altri di non stimare lo stimabile per eccellenza, ma oggi noi ripuntiamo sulla nostra identità e vogliamo costruirci su di essa, non per un nostro potere, ma per poter indicare Colui che vale la pena considerare e che tutti possono avere l’interesse di considerare; ciò per cui noi abbiamo deciso. …
In realtà, noi oggi sentiamo la nostra inadeguatezza e vorremmo coprire questa inadeguatezza, per riuscire insieme, molteplici ma insieme, riuscire insieme a dire che il Dio cristiano, nel quale noi crediamo, è un’ipotesi valevole, è un’ipotesi da non scaricare, che “il di più” non è dalla parte opposta di Dio, che il meglio non sta dall’altra parte, che il futuro non è dall’altra parte; noi crediamo che valga la pena, che Dio è davanti a noi, che Dio è Padre benefico, straordinariamente benefico per tutti, e che varrebbe la pena considerare questa ipotesi»

( Meeting di Rimini 2004, “Identità e Differenza: una esperienza di dialogo” , incontro del 25.08.2004)

Le due corone

Posted Luglio 15, 2009 by renatofeletti
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Una pagina dal romanzo di Michael D.O’Brien ‘Il Libraio’.
Pawel, il protagonista, tornato in Polonia dopo il soggiorno a Parigi, si incontra, prima a Czestochowa e poi a Varsavia, con Padre Andrei, un francescano di origine tedesca, che era stato internato in un campo di concentramento nazista. Il dialogo tra i due si conclude con il religioso che racconta un particolare straordinario della sua vita.

«Pawel, è improbabile che ci incontreremo ancora su questa terra, perciò forse non è male se ti rivelo qualcosa. Il tuo cammino e il mio sono stranamente intrecciati. Tu lotti contro la disperazione, forse la più grande tentazione del nostro secolo. Tutti i tipi di male scaturiscono da questa ferita originale nell’uomo, questa convinzione di essere assolutamente soli, questo terrore che le proprie sofferenze non abbiano significato. Non è questa è anche la tua paura?».
«Si».
«Sii sicuro, fratello mio, che non è così. Tutto ciò ha un senso».
«Come può dirlo con tanta certezza?».
Pawel annuì.
«Nel campo venni torturato: fu la cosa peggiore. Assieme al tormento fisico c’era la degradazione. Capisci, volevano spezzare il senso di umanità: questa cicatrice, questa gamba zoppa sono solo la superficie. Nel momento più infimo, quando pensavo di aver perso tutto, la volontà di sopportare, la capacità di pregare, quando ero solo un sacco di carne infranta con una mente a pezzi, Dio mi fece un dono. Un segno: nella mia cella apparve la Madre, l’ho vista con i miei occhi; era tanto una luce interiore quanto visibile. Due angeli la accompagnavano, e Lei stava piangendo. Vidi anche il mio angelo custode, a sua volta profondamente addolorato. Che luce si riversò nel mio cuore in quell’ora di massima oscurità!
Lei teneva in mano una corona di spine e ogni punta gocciolava sangue. La corona brillava di una luce potente, irraggiava un colore bello oltre ogni dire, un colore che non esiste in questo mondo. Lei mi offrì la corona. Questa è la corona del martirio, disse. “L’accetti?” E io risposi con gioia: “Oh sì, mia Signora!”. Perché, lo capisci, in quel momento la morte sarebbe stata un benedetto sollievo dal tormento.
Allora Lei ritrasse un poco la corona e me ne offrì un’altra. Era d’oro purissimo e brillava di una luce assai chiara, sebbene di un diverso colore che non avevo mai visto prima. “Questa è la corona dell’obbedienza”, disse.
“Non capisco”, le dissi, “non mi è possibile sceglierle entrambe?”.
“Lo puoi”, rispose “queste corone si compongono l’una con l’altra: sono sempre assieme. Tu soffrirai molto in questo luogo, ma il tuo martirio è riservato per il tempo della fine. Hai dinanzi a te anni di vita, e la tua testimonianza sarà per la forza di molte anime. Lo accetti?”
E io risposi: “Sì”.
Quindi Lei posò la corona dell’obbedienza sul mio capo e tenne la corona del martirio vicino al Suo cuore. Con ciò nella visione finì».
«L’inconscio è capace di …» borbottò Pawel, gesticolando con le mani.
«Sì, conosco tutti gli argomenti » disse il prete, arrestandosi davanti ad un cancello. «Ah, guarda! Siamo già arrivati, e non ce ne siamo nemmeno accorti. Il futuro sarà così, fratellino mio, arriverà e passerà prima che abbiamo il tempo di dominarlo».
«Ma come saprò…».
«Basta sapere una cosa sola: Dio è con te. Fidati di Lui, non avere paura».

( Michael D.O’Brien Il Libraio, pp. 123 – 124)

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Il programma degli incontri e delle mostre
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