Il monsignore e l’asinello

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Al termine degli esercizi spirituali predicati in Vaticano al Papa e alla Curia romana nel 2003 , Monsignor Angelo Comastri fece a Giovanni Paolo II questa confidenza parlando di sua mamma e di come essa era stata per lui “una maestra di genuina sapienza e di limpida fede”.

«Il 10 marzo 1967, vigilia della mia ordinazione sacerdotale, mi giunse l’inattesa notizia della defezione dal sacerdozio da parte di un mio carissimo amico, conosciuto durante gli anni degli studi universitari…. Ero amareggiato e, per certi aspetti, avvertivo una trepidazione che rischiava di turbare l’entusiasmo che avevo sentito fino a quel momento: e così il momento atteso improvvisamente diventò il momento… temuto.
La mamma, con il sesto senso di cui sono dotate tutte le mamme, avvertì che qualcosa non andava e dolcemente mi avvicino e mi disse: “Hai forse un po’ di paura, figlio mio?”. Risposi con sincerità e dissi: “Mamma, tanti miei amici e anche alcuni professori stimatissimi hanno abbandonato il sacerdozio in questi ultimi anni. Ho paura! Sarò fedele alla chiamata del Signore? E se perdessi la testa anch’io?”.
Rivedo la mia mamma… Si fece pensosa e forse si immerse nella preghiera: la preghiera delle mamme, che entra diritta nel Cuore di Dio! Mi prese per le mani (per le quali ella aveva già preparato il fazzoletto ricamato che le avrebbe dovute avvolgere il giorno seguente, subito dopo l’unzione con il sacro crisma), mi guardò con intensità e poi mi disse: “Figlio mio, stammi a sentire! Gesù, nel grande giorno delle Palme, entrò a Gerusalemme cavalcando un asinello. Resta sempre un umile asinello anche tu… E Gesù non si metterà mai di cavalcati: ne sono sicura”».

(Angelo Comastri, Dio è amore, pp 7-8 )

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