Paolo: un uomo colpito da un Grande Amore

L’omelia di Benedetto XVI all’apertura dell’Anno Paolino, durannte i primi vesperi della festa dei santi Pietro e Paolo, è un testo che vale la pena di rileggere. Stranamente, al momento non è rintracciabile neanche sul sito dell’Osservatore Romano…
Ecco, comunque, il sunto dei passaggi principali:
“Chi è Paolo”? Questa la domanda che l’Anno Paolino, nelle parole di Benedetto XVI, rivolge a noi oggi. “Maestro delle genti, apostolo e banditore di Gesù Cristo, così – ha ricordato il Papa - egli caratterizza se stesso…. «Maestro delle genti» – questa parola si apre al futuro, verso tutti i popoli e tutte le generazioni. Paolo non è per noi una figura del passato, che ricordiamo con venerazione. Egli è anche il nostro maestro, apostolo e banditore di Gesù Cristo anche per noi. …. Paolo vuole parlare con noi – oggi”.
“Nella Lettera ai Galati - ha continuato il Papa – (Paolo) ci ha donato una professione di fede molto personale, in cui apre il suo cuore davanti ai lettori di tutti i tempi e rivela quale sia la molla più intima della sua vita. «Vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Tutto ciò che Paolo fa, parte da questo centro. La sua fede è l’esperienza dell’essere amato da Gesù Cristo in modo tutto personale; è la coscienza del fatto che Cristo ha affrontato la morte non per un qualcosa di anonimo, ma per amore di lui – di Paolo – e che, come Risorto, lo ama tuttora, che cioè Cristo si è donato per lui. La sua fede è l’essere colpito dall’amore di Gesù Cristo, un amore che lo sconvolge fin nell’intimo e lo trasforma. La sua fede non è una teoria, un’opinione su Dio e sul mondo. La sua fede è l’impatto dell’amore di Dio sul suo cuore. E così questa stessa fede è amore per Gesù Cristo”.
“Questo amore è ora la «legge» della sua vita e proprio così è la libertà della sua vita. Egli parla ed agisce mosso dalla responsabilità dell’amore. Libertà e responsabilità sono qui uniti in modo inscindibile….. Egli è libero; poiché è uno che ama, egli vive totalmente nella responsabilità di questo amore e non prende la libertà come pretesto per l’arbitrio e l’egoismo”.
Nella “ricerca della fisionomia interiore di san Paolo”, Benedetto XVI ha poi rievocato le parole che Gesù gli rivolse sulla strada per Damasco “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” per evidenziare come in queste parole c’è “l’identificazione” tra Cristo e la sua Chiesa. E’ “il Signore stesso”, allora, che chiede: “Come avete potuto lacerare il mio Corpo? Davanti al volto di Cristo, questa parola diventa al contempo una richiesta urgente: Riportaci insieme da tutte le divisioni. Fa’ che oggi diventi nuovamente realtà: C’è un solo pane, perciò noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo”.
In chiusura il Santo Padre ha spiegato come la “chiamata a diventare maestro delle genti e’ nello stesso tempo una chiamata intrinseca alla sofferenza in comunione con Cristo che ci ha redenti attraverso la Sua Passione. In un mondo in cui la menzogna e’ potente, la verita’ si paga con la sofferenza. Chi vuole schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza; non può essere servitore della verità e così servitore della fede. Non esiste amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e purificazione dell’io per la vera liberta’. La’ dove non c’e’ nulla che valga che per esso si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore.
Comment:
You must be logged in to post a comment.

