“Se tu sei qui vuol dire che il tuo Dio è buono”

Nel libro ‘Grazie Gesù’, che parla della sua conversione al cattolicesimo, Magdi Cristiano Allam riporta, ad un certo punto, la testimonianza significativa di un’infermiera in pensione, Rosa Fasulo, collaboratrice del lebbrosario di Abuzaabal (Egitto) gestito dalle suore dell’ordine delle Terziarie Francescane Elisabettine di Padova.
«È dal 1997 che ogni anno dedico insieme a mio marito un mese al lebbrosario e tutto l’anno nella mia regione a cercare aiuti per i lebbrosi dire Abuzaabal. Con suor Gianvittoria abbiamo sempre lavorato nel più grande rispetto verso gli ammalati e loro hanno fatto altrettanto con noi.
Mi ricordo una volta una donna gravemente menomata che dormiva a terra. Mentre inginocchiata le stavo medicando le piaghe, vide il crocifisso che era uscito dalla mia maglietta e con il moncherino lo toccò e portandoselo alla bocca lo baciò dicendo: “Se tu sei qui vuol dire che il tuo Dio è buono”.
Come cristiana credo fermamente nel rispetto dell’uomo chiunque esso sia senza distinzione e sono pronta ad aiutare chiunque sia nel bisogno perché è questo che Dio vuole perché egli e amore. Nel Vangelo c’è scritto di vedere nel prossimo il volto di Cristo, ebbene io ho capito cosa volesse dire questa frase stando con i lebbrosi.
Un giorno al padiglione Nord c’era un uomo morente. Lo avevamo disteso a terra e coperto con un lenzuolo affinché le mosche non lo tormentassero. Ad un certo punto mi avvicino e, per chiedergli se avesse sete, sono stata costretta a inginocchiarmi davanti a lui. Alla domanda di come si sentisse, mi rispose che stava bene, grazie a Dio, e chiese a me come stavo. Mi fece un gran sorriso, era magrissimo, morente, ma l’amore che ho visto in quegli occhi mi ha fatto riconoscere il volto di Cristo sofferente.
Per me questa esperienza è speciale. La vivo non solo come un fatto umanitario, ma come una riflessione continua sulla vita. Desidero fare un dono a chi legge questa testimonianza: non ho mai sentito dei lebbrosi un atto di accusa contro Dio, contro la sorte o contro l’uomo, loro mi hanno insegnato che per sopportare il dolore e l’ingiustizia bisogna aumentare l’amore e la fiducia nel Buon Dio che non abbandona mai nessuno».
(Magdi Cristiano Allam, Grazie Gesù, pp. 39-40)

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