“Mi ami tu piu’ di costoro?”

All’ inizio di maggio ho visitato , con un amico, il memoriale delle vittime del comunismo, a Sighet, la cittadina romena al confine con l’Ucraina, sede, ai tempi del comunismo, di un carcere oltremodo duro dove sono stati internati molti dissidenti insieme con vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici perseguitati dal regime.
Poi ho visto la lettera pastorale che il vescovo greco-cattolico di Oradea, Virgil Bercea, ha inviato ai fedeli per la Pasqua. In essa la storia della Chiesa perseguitata e’ riletta in modo commovente alla luce della domanda di Gesu’ a Pietro sulla riva del lago di Tiberiade: “Mi ami tu piu’ di costoro?”
«Cari fedeli, vorrei … fare un parallelo tra quello che ha vissuto la nostra Chiesa in questi 60 anni, da quando è stata soppressa, e quei momenti cruciali segnati dalla domanda rivolta da Gesù a Pietro: “Mi ami tu?”.
Siamo nella notte del 28 ottobre 1948. Tutti i vescovi greco-cattolici sono arrestati dalla Securitate; il 1° dicembre 1948, la Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica, è soppressa col decreto-legge 348. Cominciano gli arresti dei sacerdoti; i religiosi sono cacciati dai monasteri della Nicula, di Moiesei, di Bixad ; le religiose della Congregazione della Madre del Signore, di Blaj, una notte sono portate via con i camion; i religiosi di Beiuş sono scacciati dalla scuola; i fedeli greco-cattolici restano senza pastori e si chiede loro di rinunciare alla fede; comincia la via crucis per la nostra Chiesa. Tutta la Chiesa Romena Unita con Roma, Greco-Cattolica, sente dal profondo della propria storia un eco che risuona come una domanda per tutti i secoli: “Mi ami, tu?” (…)
Signore, Tu sei risorto anche se hai dovuto affrontare il peso e la sofferenza della croce. Signore, Tu eri sulla riva del lago di Tiberiade e domandavi a questa Chiesa: “Mi ami tu?” Hai interrogato ogni vescovo: “Mi ami tu?” Hai interrogato ogni sacerdote: “Mi ami tu?” Hai interrogato ogni fedele: “Mi ami tu?”
La loro risposta e la loro testimonianza di fede è venuta come un balsamo, o Gesù, sopra le Tue ferite piene di sangue.
Vasile Aftenie: “Tu sai che Ti amo Signore” – mutilato nella tortura è morto a Văcăreşti, nel 1950.
Valeriu Traian Frenţiu: “Sono tuo Signore” - affamato e bastonato, col pastrano e col numero sulla schiena, è morto a Sighet, nel 1952.
Ioan Suciu, apostolo dei giovani: “Non fate arrabbiare gli strumenti di Dio per la mia salvezza” – è morto a Sighet, nel 1953.
Tit Liviu Chinezu: malato e intirizzito dal freddo, ma con la luce della fede negli occhi – è morto a Sighet, nel 1955.
Ioan Bălan: “Abbiamo anche noi le nostre convinzioni, Tu lo sai Signore” – è morto a Bucarest, nel 1959.
Alexandru Rusu: “Signore, Tu lo sai che Ti amo” – condannato al lavoro forzato, è morto a Gerla, nel 1963.
Iuliu Hossu: “La nostra fede è la nostra vita, Signore” – morto a Căldăruşani, nel 1970.
“Signore Tu lo sai che Ti amo” hanno risposto vescovi e sacerdoti, religiosi e fedeli e sono morti per Te, o Cristo, perché nel Tuo amore e insieme con Te, si possa risorgere. … Essi hanno versato il loro sangue per noi e sono stati purificati nell’amore del Signore, risorgendo insieme con Lui, che oggi ci esorta: “Andate ad annunciare ai miei fratelli!”
(Da: Virgil Bercea, Lettera Pastorale per le Santa Pasqua 2008)
Comment:
You must be logged in to post a comment.
